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Scritto da grallen, 19 Aprile 2018 00:00 14 minuti

La battaglia su Argus e la sconfitta della Legione Infuocata

Dopo gli eventi che portarono alla morte di Kil’jaeden, Illidan Grantempesta aprì un portale di collegamento fra Azeroth e il lontano mondo di Argus.

Velen decise quindi di porre fine alla minaccia della Legione Infuocata una volta per tutte e ordinò di attivare il velivolo spaziale Vindicaar. Accorsero tutti i campioni di Azeroth, pronti per l’invasione di Argus; si unirono all’equipaggio anche lo stesso Illidan Grantempesta, Khadgar, Lady Liadrin, Silgryn, Aethas il Predatore del Sole, Arator il Redentore, Il Vendicatore Boros, Lothraxion e il Gran Ingegnere Romuul.

Giunti su Argus si assisterà inermi alla caduta della Xenedar, il velivolo dell’Armata della Luce, colpita da un proiettile di vilmagia sparato da uno dei cannoni a difesa di quel mondo. Velen ordina l’attacco a terra e dopo molte vicissitudini i campioni incontreranno vecchi eroi della Seconda Guerra di Azeroth, Turalyon e Alleria Ventolesto. Turalyon è divenuto l’Esarca dell’Armata della Luce e grazie al potere Sacro non può morire di vecchiaia, mentre Alleria ha imparato a usare il potere del Vuoto senza apparentemente esserne controllata.
Entrambi hanno combattuto contro la Legione Infuocata per mille anni, che su Azeroth invece equivalgono a soli vent’anni. Questo perchè all’interno della Distorsione Fatua il tempo scorre molto più velocemente che nel reame fisico della Grande Oscurità.

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Dopo diverse battaglie contro l’esercito della Legione Infuocata e dopo aver conquistato posizioni, gli eroi e Turalyon recuperano il corpo del Naaru Primordiale Xe’Ra all’interno della Xenedar e lo portano alla Vindicaar, dove può essere riunito al suo cuore. Dopo essersi ripreso, il Naaru chiede di poter vedere Illidan Grantempesta, il Prescelto.
Xe’Ra vorrebbe portare a compimento l’antica profezia che vede un Illidan redento alla guida delle Armate della Luce e cerca quindi di costringerlo a purificarsi. Il Cacciatore di Demoni però non vuole separarsi da ciò che è divenuto e non accetta altro fato se non quello da lui scelto. Si libera dalla morsa di Xe’Ra e la distrugge.

Velen non perde le speranze, recupera i frammenti del Naaru e li porta al Crogiolo di Lucefatua, una potente fucina capace di fondere i poteri della Luce e del Vuoto, tentando così di donare nuovi poteri alle armi degli eroi.

Nel frattempo Magni Barbabronzea, giunto anche lui su Argus, si mette in contatto con l’Anima del Mondo che vi risiede, la quale gli mostra diverse e strane visioni. Magni scopre che l’Anima del Mondo di Argus è stata torturata per millenni interi e oramai non conosce altro che dolore e distruzione. I Demoni, anche quelli non nativi della Distorsione Fatua, ritornano sempre in vita grazie ad Argus. Sargeras sta ricostruendo il Pantheon dei Titani ritrovando le loro anime e facendole torturare per sottometterle ai suoi voleri.
Il Titano Aggramar ha già ceduto alla volontà di Sargeras e gli è stato donato un nuovo corpo che potesse contenerne l’anima.

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Uno solo di loro sfugge ancora alla morsa del Titano Oscuro ed è Eonar, la Protettrice della Vita, la quale per millenni si è nascosta nel suo segreto santuario.

A conoscenza di queste notizie, Velen decide di andare nella zona di Mac’Aree di Argus per recuperare dei potenti cristalli che permetterebbero di potenziare la Vindicaar. Mentre Velen affronta il suo passato alla ricerca dei cristalli, una nuova minaccia si palesa in quella zona.
Le forze del Vuoto stanno arrivando su Argus grazie al Naaru dimenticato e decaduto L’Ura. Millenni or sono L’Ura permise ai Draenei di fuggire da Argus, poi i Demoni lo catturarono e lo rinchiusero in una grotta. Rimasto imprigionato per tutto questo tempo il Naaru si è consumato ed è divenuto un vero e proprio faro per le forze del Vuoto.

Alleria e il suo mentore Ramingo del Locus, un esperto nell’uso dei poteri del Vuoto senza perderne il controllo, decidono di intervenire per sventare la nuova minaccia. Il Ramingo conosce molto bene gli invasori, si tratta infatti dei suoi ex compagni Eterei oramai consumati dal Vuoto. Con l’aiuto di qualche campione, Alleria e il Ramingo si fanno largo tra gli oscuri invasori all’interno del Seggio del Triumvirato, fino ad arrivare da L’Ura. Alleria, grazie agli insegnamenti del suo mentore, riesce a spezzare la barriera del Naaru e lo uccide. L’energia del Vuoto scaturita dal Naaru viene assorbita da Alleria, la quale assume una nuova forma fisica ma senza perdere il controllo, mantenendo salda la sua volontà.

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Alcuni frammenti del Naaru del Vuoto vengono portati al Crogiolo di Lucefatua, stabilendo un perfetto equilibrio all’interno del congegno.
Con i cristalli recuperati da Velen la Vindicaar ha abbastanza potenza per sfondare le potenti barriere della fortezza di Antorus; per ordine di Turalyon la Vindicaar fa breccia nelle difese e i campioni di Azeroth insieme all’Armata della Luce iniziano l’assalto finale al cuore della Legione Infuocata.

L’assalto finale ad Antorus, il Trono Infuocato[hr:2jnme2lb][/hr:2jnme2lb]
L’Armata della Luce e i suoi campioni entrano nella breccia e cominciano a sbaragliare le difese dei Demoni, quando dalle profondità di quel luogo emerge il Devastamondi Garothi, una macchina da guerra equipaggiata con un arsenale capace di annientare mondi interi. Questa macchina è stata progettata per un unico scopo: mettere in ginocchio gli invasori mortali.
L’essenza di Xal’atath, la Lama dell’Impero Nero brandita da un Sacerdote mortale, rimane affascinata dalla tecnologia dei Demoni e inizia a immaginarsi il potere che potrebbe derivare da una tale macchina infusa del potere del Vuoto.

Un plotone dell’Armata della Luce viene spazzato via dalla potenza della macchina della Legione che viene così fronteggiata dai campioni di Azeroth.
Alleria si appresta all’assalto del fronte nord mentre le forze dell’Armata della Luce continuano ad avanzare e a fortificare le posizioni assistendo così Turalyon e i suoi campioni.

I Demoni decidono di liberare e scatenare i Vilsegugi di Sargeras F’harg e Shatug per arrestare l’invasione. Questi esseri sono Infusi col fuoco e l’ombra e sono stai creati per la carneficina; i vilsegugi adorano sviscerare i nemici del loro padrone!
I campioni di Azeroth, tenendoli saggiamente divisi, riescono a ucciderli.

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Guardando il cielo i mortali si rendono conto che qualcosa di colossale e mostruoso si sta dirigendo su Azeroth. La massa indistinta non può essere altro che Sargeras. Senza perdere tempo, una manovra della Vindicaar permette ai campioni di raggiungere la zona Occhio della Legione, pericolosamente disseminata di trappole.

Velen riconosce l’abilità delle trappole e delle armi e conclude che non possono che essere state costruite dall’Alto Comando degli Antoran.
Molto tempo fa, durante l’età d’oro della civiltà Eredar, fu costituito un consiglio per supervisionare le difese di Argus e mantenere la pace. Dopo che venne stipulato l’oscuro patto con Sargeras, però, questi abili strateghi decisero di utilizzare la loro esperienza militare per organizzare la Crociata Infuocata che devastò innumerevoli mondi.
Ora l’intera forza dell’armata della Legione è al loro comando, e tale potere sarà usato per annientare tutti coloro che si opporranno al volere del Titano Oscuro.
La battaglia è ardua ma i campioni riescono a utilizzare contro l’Alto Comando la loro stessa tecnologia, sconfiggendo infine i tribuni.

Tornando indietro e arrivando nei pressi della zona Sale della Morsa Infinita, Khadgar avverte una presenza simile a quella percepita al Portale Oscuro. Gli eroi si trovano infatti in prossimità del nexus da cui la Legione Infuocata richiama demoni da altri mondi, presieduto dalla Guardiana dei Portali Hasabel.

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Nell’area ci sono tre portali collegati ad altrettanti mondi: Xoroth è familiare agli Stregoni e da qui provengono gli Infernali, i Maldestrieri e i Destrieri dell’Ira; Rancora è la dimora dei ragni demoniaci ed infine Nathreza è il pianeta natale dei Nathrezim, un tempo un mondo di magia e conoscenza, ora un paesaggio contorto e devastato dal quale nessuno sfugge.
Nathreza era stato distrutto da Illidan e probabilmente il pianeta ha avuto un fato simile se non peggiore di quello di Draenor.
Un gruppo di campioni affronta la Guardiana Hasabel mentre altri gruppi si dirigono ai portali per tentare di chiuderli. Dopo aver avuto la meglio sui guardiani dei portali e aver chiuso questi ultimi, capitola anche Hasabel. Antorus rimane senza truppe di supporto.
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Magni Barbabronzea avverte la voce di Eonar, la Protettrice della Vita. Eonar chiede aiuto, la posizione del suo santuario su Elunaria è stata scoperta e un mezzo della Legione Infuocata, la Paraxis, è giunta per prendere la sua anima e consegnarla a Sargeras.
Turalyon e i campioni di Azeroth si gettano in un portale collegato a Elunaria e si ergono a difesa di Eonar. Respingendo le numerose ondate di agguerriti nemici permettono all’anima di Eonar di accumulare abbastanza energia per distruggere la Paraxis.

Sulla Vindicaar si discute del prossimo passo da fare. Nonostante si siano interrotti i flussi dei demoni, le macchine infernali presenti nel luogo possono ancora sopraffare l’Armata della Luce. Si decide così di andare al cuore della produzione delle macchine e mettere fine a tutto.
Sul ponte per raggiungere il Condotto di Scarico i campioni si trovano a dover fronteggiare Imonar il Cacciatore d’Anime.

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Il famigerato Imonar è una sorta di sanguinario segugio della Legione, capace di inseguire una preda anche attraverso tutto il cosmo, se necessario. Grazie al vasto repertorio di dispositivi e trappole di cui dispone, Imonar non ha mai fallito una missione e ha intenzione di mantenere il suo primato anche con il suo ultimo contratto.
Imonar riempe di trappole il ponte e usa ogni suo congegno per fermare l’Armata della Luce, ma il suo tentativo è vano di fronte al coraggio e alla forza dei campioni di Azeroth.

La Vindicaar spara un potente raggio di luce e fonde le pareti della struttura circostante, permettendo ai campioni di raggiungere il cuore della fabbricazione di macchine infernali della Legione; trovano ad aspettarli Kin’garoth, demone da cui dipende la progettazione di tutte le macchine da guerra della Legione, parto della sua mente depravata. Ossessionato dalla creazione di strumenti di morte Kin’garoth ha infuso il suo stesso corpo nel macchinario di produzione per poter assicurare un infinito flusso di distruzione.
Sotto la guida del signore oscuro della Legione, il brillante ingegno di Kin’garoth ha dato alla luce una nuova super arma, pronta a essere scatenata contro l’Armata della Luce.

Xal’atath continua a rimanere affascinata dalla tecnologia della Legione e i suoi pensieri indugiano sulle potenzialità di queste oscure macchine infuse del potere del Vuoto.

Kin’garoth usa tutto il suo arsenale per distruggere gli assedianti, compreso un gigantesco cannone di energia vile del suo braccio, ma nonostante tutto cade. Morto Kin’garoth la struttura comincia a crollare, la Vindicaar raccoglie tutti i campioni e finalmente si dirige alla zona del Trono Infuocato.
Appena arrivati sul posto Magni Barbabronzea avverte l’agonia delle anime dei Titani ed esorta a fare presto a liberarli. I campioni, insieme a Velen, Illidan e Magni, si fanno spazio contro i costrutti corrotti e raggiungono la Sala del Tormento. Ad attenderli c’è una vecchia conoscenza delle genti di Azeroth, Varimathras.

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Incaricato di supervisionare le forze della Legione durante la Terza Guerra, Varimathras fallì nel fermare il ribelle Re dei Lich Artha. Accettò un’alleanza infausta con Sylvanas Ventolesto, per poi tentare un’ultima disperata ascesa al potere, che portò però a un’umiliante sconfitta.
Come punizione Varimathras fu a lungo torturato dalla Congrega delle Shivarra. Le malvagie sorelle hanno strappato via tanto la sua carne quanto la sua sanità mentale, lasciandogli solo il desiderio di infliggere sofferenza ai mortali, visti come causa del suo destino.

Varimathras riversa tutta la sua sofferenza sugli incursori per poterli sopraffare. I campioni resistono stoicamente al dolore e riescono ad avere la meglio sul Nathrezim. Xal’atath afferma, probabilmente riferito all’intera razza dei Nathrezim, che il loro più grande errore fu quello di allearsi con la parte sbagliata.

Raggiunti i piani superiori della Sala del Tormento, Velen, Illidan, Magni e i campioni si ritrovano davanti proprio la Congrega delle Shivarra. Dopo che le sorelle della Congrega si rivelarono le più depravate e fanatiche tra i suoi seguaci, Sargeras le incaricò di convertire le menti dei Titani caduti per creare un Pantheon Oscuro.

Ogni sorella è specializzata in un particolare tipo di tortura e tutte hanno la spiccata capacità di strappare urla che echeggiano costantemente nelle sale di Antorus. Si dice che nessun mortale o demone possa resistere ai loro sussurri…e con i loro poteri anche la conversione dei Titani è solo questione di tempo.
Xal’atath rimane stupita dai metodi di tortura delle Shivarra, dato che sono simili a quelli usati dai servitori del Vuoto ma si compiace anche nell’appurare che esse sono solo ancora delle dilettanti.

Due sorelle scatenano la loro furia contro i campioni mentre la terza costringe le anime dei Titani a ridirigere i loro poteri contro i nemici.
Dopo una difficile battaglia le sorelle muoiono e le anime sono finalmente libere. Magni rimane con loro per cercare di curarle e calmarle.

Rimane solo un’anima del Pantheon da liberare e appartiene ad Aggramar. Un tempo un nobile Vendicatore del Pantheon, venne ucciso da Sargeras per poi essere resuscitato come Titano della distruzione. Ora è incaricato di difendere il nucleo di Argus, fonte di un potere capace di distruggere l’intero Universo.

Nemmeno ai demoni è consentito avvicinarsi al Titano, e qualunque mortale così audace da provarci sarebbe ridotto in cenere dalla spada ardente di Aggramar, Taeshalach.
Xal’atath ammette che Sargeras ha trovato un modo di corrompere un Titano a cui neanche “loro” avevano mai pensato.

Velen, Illidan e i campioni affrontano il Titano della distruzione e dopo un infuocato combattimento riescono a liberare l’anima dal suo corpo-prigione; finalmente anche Aggramar può raggiungere i suoi fratelli al Seggio del Pantheon.

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Tutte le vittorie dei campioni di Azeroth sarebbero però inutili finchè Sargeras sarà libero e potrà usare l’Anima del Mondo di Argus per riportare in vita il suo esercito di demoni.
Magni propone una soluzione: potrebbero essere i Titani all’interno del Seggio del Pantheon a usare le energie stesse di Argus e sigillare così Sargeras.
Magni fa da ponte tra Argus e il Seggio del Pantheon, portandovi tutti, anche l’Anima del Mondo di Argus. Una volta giunti i campioni si accorgono che oramai Sargeras ha raggiunto Azeroth, avvolgendo il pianeta nella sua morsa fatale.
Xal’atath è entusiasta e ringrazia il mortale che la sta brandendo per averla portata nel luogo che per interi millenni i Signori del Vuoto hanno cercato senza successo.

L’Anima del Mondo di Argus, che dopo un’eternità di torture non conosce altro che la parola distruzione, una volta presa forma fisica si rivolta subito contro i Titani stessi.
Inizia l’epica battaglia tra i campioni di Azeroth e Argus. Nel momento in cui le forze del Bene sembrano avere la meglio, Argus mostra il suo vero potere, annientando tutti con un solo colpo.

Sembra la fine! Eonar percepisce ancora una scintilla di vita nei mortali e usa i suoi poteri per creare un Albero della Vita. Grazie ad esso le anime dei campioni si riprendono e assaltano coraggiosamente Argus, questa volta riuscendo ad avere la meglio sull’entità corrotta.

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I Titani possono finalmente iniziare il loro rituale mentre Velen richiama tutti sulla Vindicaar. Uno solo di loro non li segue: Illidan Grantempesta. Illidan decide di rimanere in quel luogo remoto, adempiendo così al destino che lui stesso ha scelto.
Dopo l’ultimo commiato con Velen la Vindicaar parte; dal Seggio del Pantheon un potente raggio di energia imbriglia Sargeras, che viene trascinato via da Azeroth.
Nella sua disperazione e rabbia il Titano Oscuro sfodera la sua spada e cerca di uccidere l’Anima del Mondo di Azeroth. L’arma trafigge la crosta del pianeta e affonda, non a sufficienza però per essere letale. Sargeras infine perde la presa e viene sigillato all’interno del Seggio del Pantheon insieme ai suoi fratelli. Il portale che collegava Azeroth con Argus si chiude e nel cielo rimane solo una scia rossa.

All’interno della Vindicaar, mentre tutti gioiscono, un combattente trova un cristallo con dentro due messaggi lasciati da Illidan, uno per Malfurion Grantempesta e l’altro per Tyrande Soffiabrezza. In questi messaggi Illidan spiega le sue decisioni e le sue motivazioni, sperando di mettere fine alla secolare conflittualità con la sua stirpe. Malfurion e Tyrande, pur capendo le decisioni di Illidan, rimangono fermi nelle loro convinzioni sul ribelle.

Ora però ci sono problemi ben più urgenti di cui occuparsi. Al centro della regione di Silithus si erge la spada colossale di Sargeras; dalla ferita inferta al pianeta fuoriesce il sangue dell’Anima del Mondo di Azeroth, che cristallizzandosi forma un nuovo, potente minerale: l’Azerite.

Che potere è celato nel sangue di Azeroth? Questo mondo ha assistito alla fine dei suoi atavici nemici, saprà resistere all’avidità e all’orgoglio dei suoi figli?

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