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Overwatch
Scritto da Salvatore Cardone, 3 Aprile 2019 16:05 7 minuti

Perché Overwatch mi ha cambiato la vita

La nostra vita quotidiana è costellata di eventi che inesorabilmente si susseguono ogni giorno, ogni secondo. Alcuni di essi, che siano negativi o positivi, riescono a risultare più indimenticabili di altri, rimanendo stampati nella mente come un graffio impossibile da coprire.

Da grande appassionato dell’universo videoludico e di tutte le sue conquiste, è impossibile non saltare dalla sedia a ogni nuovo annuncio, con la speranza di assistere a qualcosa in grado di stravolgere il corso degli eventi. Questo è quello che è successo quando Blizzard annunciò Overwatch, un titolo che sin da subito ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per diventare una vera icona di tutto il settore. Sia chiaro: il gioco in sé non si presentava esattamente come rivoluzionario o quant’altro, seppur alcune meccaniche risultassero già da subito capaci di portare una tangibile ventata d’aria fresca a tutto il settore. Overwatch, quindi, nella sua semplicità ha saputo insediarsi nel cuore di milioni di videogiocatori, grazie anche allo stile inconfondibile della software house, capace come al solito di dare vita ad un universo vivo e pulsante più che mai.

Cosa, quindi, rende Overwatch tanto speciale? Le ragioni sono tante, ma alcune di esse risultano più “importanti” di altre.

Overwatch

La genesi di un racconto

In pieno stile Blizzard, ciò che più colpisce di Overwatch, al netto della sua natura da arena shooter, è l’incredibile caratterizzazione narrativa su cui si poggia. Il mondo di Overwatch è inaspettatamente enorme, ricco di storie da scoprire, che spaziano sugli argomenti più disparati. La macrostoria di fondo, però, è ben delineata nella sua complessità: il mondo umano, condiviso con degli androidi umanoidi conosciuti come “Omnic”, piomba sotto la minaccia di questi ultimi, improvvisamente ribellatisi agli umani stessi.

Per far fronte alla minaccia, il governo delle Nazioni Unite ha deciso di fondare una squadra di super soldati, appositamente scelti per le loro più disparate abilità, col compito finale di salvaguardare la pace nel mondo. Nasce così Overwatch, un’organizzazione paramilitare capeggiata dal Comandante Morrison e dalla sua vice, il capitano Ana Amari. Gli altri membri di spicco, come l’ingegnere Torbjörn Lindholm, il vice-capitano Reyes e il medico da campo Angela Ziegler (in arte Mercy), fanno da supporto alle numerose battaglie, alla ricerca continua di una pace tanto desiderata quanto sfuggevole. Col passare del tempo, però, le cose cambiano radicalmente. Overwatch finisce per sciogliersi e i vari eroi impegnati nella lotta per la pace finiscono col prendere strade diverse. Tra questi c’è anche chi decide di prendere una piega nettamente diversa, alleandosi con una losca organizzazione criminale conosciuta come Talon. Da qui in avanti, la lotta per la pace nel mondo assume una diversa valenza e interpretazione. Piuttosto che impegnati nella battaglia contro un nemico comune, gli uomini (e le donne) finiscono con lo scontrarsi tra di loro. Nella lotta al terrorismo, nuova grande minaccia per l’umanità, sono impegnati alcuni degli eroi sopracitati, ancora desiderosi di lottare per la giusta causa, per il bene comune.

È proprio qui che prende vita una sorta di incipit narrativo al titolo, in cui i vari eroi si scontrano sfruttando le loro abilità, per difendere i propri ideali e la propria fazione, sbagliati o giusti che siano.

Overwatch

Character design stellare

Ad impreziosire ulteriormente l’affascinante impianto narrativo della produzione ci pensa un character design semplicemente clamoroso. Sia gli eroi sia gli antagonisti sono rappresentati in una maniera parsimoniosa e creativa sin dal midollo, riuscendo a portare su schermo una quantità ed una varietà (sia ludicamente sia artisticamente) impressionante di personaggi giocabili. Ognuno di essi possiede un background narrativo imponente e sfaccettato, che parte dalla semplice provenienza geografica e arriva fino alle attitudini comportamentali.

Troverete qui un Sodato-76, ex comandante di Overwatch, che ora, a seguito di una serie di eventi catastrofici, ha cambiato radicalmente la sua vita. Adesso il soldato fa da giustiziere solitario, nascondendosi nell’ombra e difendendo con tutto se stesso i più deboli. Gli eroi, però, come dice la bella Mercy, “non muoiono mai” e così come Soldato-76 tanti altri figuri combattono ogni giorno per difendere la pace e la libertà. Oltre alla già citata Mercy, splendido medico specializzato nelle arti curative, si muove in direzione della giustizia e del bene comune anche l’inossidabile Reinhardt, uno dei più longevi affiliati dell’organizzazione che ha dedicato la sua intera vita alla difesa degli innocenti. L’uomo è dotato di una gigantesca armatura, il cui scudo è sempre stato messo al servizio della pace. Tra questi personaggi, che quasi sembrano nati apposta per fare gli eroi, vi sono anche tantissimi “comprimari” di primissimo livello. I più neutrali Symmetra, Hanzo, Genji, Baptiste sono altrettanto spettacolari e ben congegnati, dotati di un carattere unico e inimitabile. Anche i cattivoni di turno sono eccellenti: Junkrat, per citarne solo uno, è una figura mirabolante, splendidamente lucido nella sua malsana voglia di distruzione. Non da meno è la bella e tenebrosa Widowmaker, il cui lutto familiare ha spazzato via da lei ogni singola forma di umanità e coscienza.

Questi sono soltanto degli esempi, che danno una minima infarinatura di quanto sia stato clamoroso il lavoro svolto in fase di realizzazione del cast, un gruppo invidiabile che può far scuola ai migliori registi e disegnatori vari, capace di rendere il titolo ancor più bello di quanto già sia.

Overwatch

Bello da vedere… ma anche da giocare!

Il grande successo di Overwatch, chiaramente, non potrebbe basarsi unicamente sulla splendida caratterizzazione del mondo di gioco o dei suoi abitanti. A fare dell’arena shooter di Blizzard il capolavoro che tutti conosciamo è anche un gameplay di indiscussa qualità, frenetico e divertente, appagante e mai banale. Questo è scaturito anche grazie alla natura di “moba like” di cui il titolo gode, in cui ogni eroe ha un suo ruolo specifico, una volta sceso in campo. Inutile dirvi che il gameplay cambia radicalmente se si utilizza una Orisa o un Reaper, eroi di diverso ruolo, ma anche se si utilizzano eroi dalle mansioni comuni. Gli stessi eroi di Supporto, ad esempio, cambiano, ognuno a suo modo, radicalmente l’approccio al titolo con la loro diversità e le loro skill, che rendono l’esperienza ancor più longeva e appagante. Riuscire a trovare il proprio ruolo all’interno di Overwatch è, dunque, il primo grande passo da compiere per approcciarvisi nel migliore dei modi. Una volta compiuto il grande passo (per nulla definitivo, sia chiaro) si dipanerà una strada ricca di possibilità, dal divertimento e dalla longevità assicurati.

Overwatch

Eventi, skin, aggiornamenti: un supporto post-lancio invidiabile

Seppur scemato negli ultimi periodi, a fare da ciliegina sulla torta ci pensa il classico supporto post lancio per cui Blizzard è famosa. A fare da baluardo, in tal senso, provvedono gli spettacolari eventi a tema (natalizio, halloween, di pasqua, anniversario) che portano in dote nuove modalità, nuove skin e tanti nuovi oggetti cosmetici. Questi ultimi sono poi il sale della vita “overwatchiana”: la lotta contro le loot box è tanto bella quanto ardua, giacché trovare le proprie skin preferite sarà veramente complicato, ma rappresenterà (quasi sempre) un motivo più che valido per giocare. Il tutto senza dimenticare la natura e-Sport del titolo che, ormai, è diventata quasi il punto focale della produzione. Ma non solo: anche le Partite Competitive rappresentano uno snodo fondamentale nell’economia della produzione, e scalare la classifica è un’altra delle attività più eccitanti ritrovabili. Se invece (come il sottoscritto) non siete alla ricerca della competizione a ogni costo ci sono le tanto pacifiche partite veloci. Niente male, no?

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In conclusione…

I motivi che hanno reso Overwatch uno dei videogiochi più importanti di questa generazione di console sono veramente tanti ed elencarli tutti sarebbe stato davvero complicato. Pur dovendo ammettere gli enormi problemi riscontrati più di recente, con una community desiderosa di novità più corpose e tangibili, è impossibile non elogiare il grande lavoro svolto da Blizzard sulla produzione. In definitiva, Overwatch può essere visto come il primo amore: nonostante i difetti e le difficoltà, regala emozioni uniche e difficilmente dimenticabili, destinate a rimanere impresse nella mente, come un marchio fumante. Non ci credete? Ebbene, fate come il buon vecchio Winston e “fate un salto” a provare il gioco anche voi. Non ve ne pentirete!

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Ci sono 1 commenti

Gioco ad overwatch sin dalla beta del febbraio 2016. Dopo 3 anni posso dire che è il gioco che ha sostituito quello che è stato per me World of Warcraft da 13 anni a questa parte.
In generale sono d’accordo, OW è una meraviglia a 360° (un pò alla deriva). Una partita tira l’altra il suo mondo sprizza di lore da ogni dove.
Auguro che il team di sviluppo di ripigli, perchè cristoddio, non esiste solo il bilanciamento, cosa a cui si stanno dedicando da un anno buono (senza buon esito, guess what, i players si lamentano sempre di tizio è più op di caio o sempronio è stato devastato dalla blizzard, etc etc) senza aggiornare modalità di gioco o eventi, skin a parte. Non vorrei che d’ora in avanti per aspettarsi qualcosa di nuovo bisogna attendere l’evento dedicato agli archivi. Un pò troppo, una volta all’anno, no?

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