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Scritto da Feriand, 24 Luglio 2018 00:00 4 minuti

Una rilettura dell’HCT di Varese: risposta a Zhydaris

L’articolo contiene riflessioni personali e segue la politica sugli articoli d’opinione di BattleCraft.

Voglio tornare a parlare del Tour Stop dell’HCT Varese, perché la scorsa settimana una voce autorevole è scesa in campo, quella di Stefano “Zhydaris” Cozzi, e chi frequenta il mondo esport da abbastanza tempo avrà riconosciuto subito quel nome.

Stefano è stato per molto tempo Community Manager per Blizzard e anche per Riot Games, e giovedì scorso ha pubblicato sulla sua pagina facebook un lungo post che serviva a introdurre un documento in cui fornisce il suo feedback in qualità di spettatore dell’evento in streaming. Io stesso sono stato contattato da Stefano che molto gentilmente mi ha fatto qualche domanda sull’evento.

Vi lascio i link per poter leggere tutto, perché ne voglio parlare in dettaglio:

Come avete potuto leggere quella di Zhydaris è una critica analitica e cristallina che ha ben evidenziato i punti deboli dell’evento, a cominciare dall’allestimento della location ai problemi della trasmissione in diretta. I fatti esposti corrispondono a verità e posso confermarlo, ma c’è una particolare parte del suo discorso che mi ha colpito più di altre e su cui voglio soffermarmi.

C’è un elemento in particolare che mi preoccupa e che sta diventando un problema endemico dell’ambiente: il voler parlare bene a tutti i costi di tutto ciò che viene fatto in Italia relativo agli esport per promuoverne la crescita.
È una discussione che ho visto svariate volte sulle pagine dei miei contatti di Facebook, e l’ho sempre trovata molto interessante: ho questa sensazione che tutti coloro che lavorano / collaborano / seguono gli esport abbiano la tendenza a elargire grandi pacche sulle spalle e parlare a profusione della potenzialità degli esport, la crescita vertiginosa degli esport, il fascino del mercato degli esport, e chi più ne ha più ne metta. E vedo queste persone condividere video, articoli, reportage, tutti relativi a qualsivoglia evento o incontro del settore.

Queste parole mi coinvolgono in prima persona, perchè anche io ho scritto un mio resoconto dell’evento, nel quale non mi sono sprecato sulle lodi, e la riflessione di Zhydaris mi ha indotto ad un esame di coscienza per chiedermi se le parole che avevo scritto potessero veramente essere di beneficio per la comunità competitiva di Hearthstone.

La conclusione a cui sono arrivato è che in me c’è la volontà di far percepire al pubblico italiano le grandi e reali potenzialità dell’esport, intensificata dalla povertà del dibattito pubblico italiano, che la maggior parte delle volte si fossilizza sulla domanda “ma i videogiochi sono sport?” ignorando i contesti reali. In un clima del genere è quasi naturale avere la voglia di dimostrare il contrario, però è anche vero che non bisogna esagerare e il monito che abbiamo ricevuto da Stefano deve spronarci a trovare la giusta via di mezzo.

Dunque dopo aver riflettuto ho deciso di ripropormi la domanda “l’HCT Varese è stato un successo e un fallimento?” e la mia risposta è divisa in due punti:

  • Dal punto di vista dell’immagine pubblica che l’Italia ha proposto al pubblico estero, abbiamo fatto una pessima prima impressione, che ci marchierà per mesi, se non anni, anche se dessimo successive prove del valore organizzativo italiano
  • Dal punto di vista della partecipazione attiva all’evento però ho un’altra opinione: anche adesso sono convinto che la comunità competitiva italiana abbia beneficiato enormemente da questo evento, ed è la comunità che tiene vivo l’interesse per un prodotto a spingere poi gli investitori a spendere i loro soldi, non il contrario.

Voglio concludere questa mia riflessione invitando la parte più coinvolta di Hearthstone, giocatori e organizzatori di eventi, ad aprire un dibattito e ad avviare la stessa autoanalisi critica che ho fatto io. Cosa vogliamo fare per far davvero crescere l’esport in Italia? Quale ruolo devono avere i suoi promotori? Come deve essere fornito il giusto feedback?

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