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    Il Maelstrom è un'immensa fenditura che si venne a creare dopo l'implosione del Pozzo dell'Eternità a causa dell'abuso che ne fecero i Kaldorei diecimila anni fa. Le energie scatenate furono tali che la terra fremette e si divise, dando vita a questa gigantesca spaccatura nel suolo di Azeroth.

    Durante la Terza Guerra, la flotta di Thrall in rotta verso le coste di Kalimdor dopo la fuga dal Forte Durnholde è vittima delle acque tumultuose del Maelstrom e viene costretta ad approdare su un'isola vicina. Quell'isola apparteneva alla tribù dei Lanciascura e proprio in quel momento nacque l'alleanza tra Vol'jin e Thrall, dato che quest'ultimo decise di aiutare i Troll a combattere contro i murloc e gli umani di Kul Tiras. Silente, ma pericoloso, per molti anni il Maelstrom è rimasto solo una cicatrice nel cuore di Azeroth a memento di un passato crudele e spietato. Zeppelin e navi scompaiono misteriosamente in esso e quasi tutti se ne tengono alla larga. Ritorna protagonista quando Alamorte, durante il Cataclisma, lo usa come "passaggio" per rientrare nel mondo fisico di Azeroth. Il dragone nero, dopo essere stato scacciato una prima volta dagli Aspetti, si era infatti rifugiato a Rocciafonda, il piano elementale della terra, dove aveva recuperato le energie necessarie per tornare ad attaccare i suoi vecchi fratelli.

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    Il Maelstrom rappresentava la sua via d'uscita, era come una fenditura che collegava Rocciafonda al mondo reale. Ora alcuni i membri del Circolo della Terra come Nobundo, Muln Terra Furiosa e lo stesso Thrall, si ritrovano in questo luogo per mantenere in equilibrio il Pilastro del Mondo, frantumato dalla violenza di Alamorte ed impedire il collasso di tutta Azeroth. Il Maelstrom è anche il luogo in cui si svolge la battaglia finale che vede fronteggiarsi gli Aspetti e Thrall da un lato e dall'altro il dragone Nero, che alla fine viene annientato dai suoi avversari. Geograficamente parlando, il Maelstrom è situato tra Kalimdor e i Regni Orientali. Al centro di esso vi è un luogo chiamato "L'occhio", nascosto dai tumulti delle acque. Quando Brann Barbabronzea riuscì a visitarlo raccontò delle innumerevoli creature che aveva incontrato, affermando che ci fossero più forme di vita lì sotto che sulla terraferma. Era un luogo pieno di naga, elementali d'acqua, squali, idre e polipi, oltre agli imperi dei Makrura e dei Naga – i primi vivono nella città di Mak'aru, mentre i secondi in quella di Nazjatar. Il costante flusso generato dal Maelstrom sta inoltre erodendo e danneggiando progressivamente le isole vicine, a tal punto che si ritiene molto probabile che con il tempo arriverà a distruggerle completamente.
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    La fama precede di molto il Capoguerra Thrall, colui che ha costruito una casa per tutti i componenti dell'Orda su Azeroth, nel deserto Durotar, chiamato così in onore proprio del padre dello sciamano, Durotan. Ma cosa si sa della madre del Capoguerra? Anche lei è degna di essere ricordata?

    Draka, figlia di Kelkar e Zuura nonché nipote di Rhakish, nacque su Draenor all'interno del clan dei Lupi Bianchi senza la tradizionale forza degli orchi. La piccola era debole e di salute cagionevole al punto che tutti i membri della comunità la davano per spacciata. Nonostante la sua debolezza e i dubbi di molti, Draka sopravvisse stagione dopo stagione. La sua famiglia, però, fu bandita dal clan poiché la debolezza della bambina si rifletteva negativamente sui Lupi Bianchi e ciò non era ritenuto onorevole. Raggiunta la maturità, la debole orchessa si stancò di essere causa di vergogna e dolore per la sua famiglia, quindi smise di pregare gli spiriti affinché la rendessero più forte. Si rivolse direttamente a Kashur, una potente sciamano che ascoltò il suo desiderio e le rivelò l'esistenza di un pericoloso modo per ridonare l'onore perduto alla famiglia. Doveva recuperare la piuma di grifalco, il corno di un talbuk e il vello di mammuceronte. Anche se impaurita, Draka decise di accettare il compito poiché, secondo le parole della sciamana, quei tre ingredienti sarebbero stati necessari per creare una pozione in grado di trasformare ogni orco in un vero guerriero. Così la giovane partì per la sua grande impresa, in un viaggio verso l'ignoto che le avrebbe donato l'onore perduto o la morte. Nei primi giorni l'orchessa patì il freddo, la fame e la stanchezza perché non aveva mai acceso un fuoco, cacciato o dormito all'addiaccio.

    Anche se il suo corpo fosse debole, la sua mente era molto attiva ed iniziò ad ingegnarsi per sopravvivere. Drala imparò a costruire trappole e armi, a cacciare e sfruttare la natura che, sebbene fosse spesso violenta, sapeva anche essere generosa verso i viaggiatori preparati. Dopo diverse lune, l'orchessa era finalmente pronta ad affrontare la sua prima impresa: ottenere la piuma di grifalco. Con astuzia e coraggio conquistò il primo ingrediente. Cacciare un talbuk sarebbe stato più difficile perché avrebbe dovuto affrontare la potenza di un branco da sola. Per lungo tempo la debole orchessa si limitò ad osservare gli animali da lei cacciati per comprenderne le abitudini. Quando giunse il momento propizio, attaccò sfruttando rapidità e vecchi consigli di sua madre, riuscendo così a recuperare il corno senza perdere la vita. Quindi la giovane riprese il viaggio e si diresse ad Oshu per cacciare il mammuceronte, un animale ben più pericoloso sia del grifalco che dei talbuk. Molti orchi erano già caduti sotto i suoi pesanti zoccoli e sarebbe servito un piano ben più organizzato per abbatterlo. Draka attirò il mammuceronte in una trappola e lo fece cadere in un crepaccio, uccidendolo, ma nell'operazione rimase ferita. Una volta completata la sua cerca, l'orchessa ritornò da Kashur, richiedendo la pozione tanto a lungo desiderata, ma non la ricevette, venne anzi portata di fronte ad uno stagno dove lo spirito dell'acqua le mostro ciò che era diventata: i mesi passati a viaggiare, combattere, cacciare e la volontà di servire il suo clan l'avevano resa una vera guerriera degna di onore.

    Fu così che Draka, figlia di Kelkar, restituì l'onore alla famiglia, conquistò Durotan, figlio di Garad, ma soprattutto dimostrò che qualsiasi orco può diventare un guerriero se dotato di una volontà di ferro. Quanto alla storia d'amore con quello che poi sarebbe diventato suo marito nonché padre di Thrall, tutto ebbe inizio con un invito a caccia da parte di Durotan. Quando le chiese di cacciare insieme, Draka rifiutò, dicendo di essere troppo giovane per avere un compagno. Nella cultura degli orchi l'invito era spesso utilizzato per la scelta del proprio partner di vita. Durotan, però, continuò ad insistere spiegando che si trattava di un semplice invito e non di una richiesta ufficiale. La giovane orchessa alla fine cedette e si ritrovarono a cacciare insieme. In quel frangente vennero attaccati da un lupo, che riuscì a ferire Durotan ma, lavorando insieme, i due giovani ebbero la meglio sulla bestia. Dopo il combattimento, Draka gli sussurrò che adesso aveva raggiunto l'età giusta per avere un compagno e suggellò le proprie parole con un bacio. Da quel momento, ebbe ufficialmente inizio la loro relazione. Draka rimase sempre al fianco di Durotan, anche se non le piacevano le decisioni prese dagli orchi e, men che meno, l'accettazione della maledizione demoniaca. Dopo l'apertura del portale demoniaco il clan dei Lupi Bianchi venne bandito da Draenor e trovò casa nella valle di Alterac. Sul nuovo pianeta Draka diede alla luce Thrall, poco prima di raggiungere insieme al marito Orgrim Martelfato, ai tempi Capoguerra degli orchi.

    Durante l'incontro Durotan raccontò all'amico del tradimento di Gul'dan e del suo patto con l'eredar Kil'jaeden. Per la loro stessa sicurezza Draka, il marito ed il figlio vennero allontanati e scortati da una guardia di Orgrim. Questa, purtroppo, si rivelò essere una spia di Gul'dan, che assassinò sia Durotan che la moglie. Solo il figlioletto della coppia, creduto morto, si salvò per venire raccolto più tardi da alcuni umani.
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    Durante la sua permanenza a Orgrimmar come consigliere di guerra, Garrosh ebbe uno scambio di opinioni piuttosto vivace con un’orchessa di nome Krenna. Questa incolpò suo padre Grom della maledizione di sangue che incombeva sull’Orda e mise in discussione la capacità di comandare di Thrall.

    Secondo Krenna, la vita a Durotar era troppo dura e la gente moriva di fame. In tutto questo, il Capoguerra proibiva al suo popolo di stabilirsi a Valtetra, una terra piena di risorse, mentre permetteva ai pericolosi elfi della notte di vivere così vicino ai loro confini. Garrosh, fedele a Thrall e alla sua maniera di comandare l'Orda, accusò Krenna di tradimento e minacciò di attaccarla se avesse continuato a parlare in questi termini del Capoguerra. Prima che si passasse ai fatti intervenne Gorgonna, la sorella di Krenna, che la costrinse a lasciar perdere. L'orchessa si scusò con Garrosh per l'atteggiamento della sua consanguinea, ma confessò che vivere a Durotar era diventato talmente difficile da sembrare quasi una punizione per le nefandezze commesse dai loro padri durante la Terza Guerra. Poi Gorgonna gli mostrò la sua pelle verde, in contrasto con quella marrone di Garrosh. L'orchessa gli disse che lui non aveva nessun crimine da scontare perchè non era come il resto di loro, che al contrario erano stati infettati dal sangue demoniaco. In quel momento Garrosh ebbe una rivelazione e decise che avrebbe protetto Orgrimmar e i suoi orchi a tutti i costi, anche se ciò voleva dire estromettere Thrall dai giochi.

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    Era già deluso dalla passività mostrata dal Capoguerra di fronte a questioni che secondo lui richiedevano un'azione immediata, come quelle riguardanti l'Alleanza o il Flagello. Garrosh non poteva sopportare oltre di vedere gli orchi divisi mentre prestavano aiuto alle altre razze dell'Orda, quando il Flagello annichiliva forze e risorse, solo perché Thrall si rifiutava di scatenare tutta la potenza del suo popolo. Qualche tempo dopo, Garrosh si recò con Thrall ad una riunione a cui presero parte Rehgar, Varok Faucisaure, Putress e la stessa regina dei Reietti Sylvanas Ventolesto. Bisognava decidere le prossime mosse da attuare contro il Flagello, che negli ultimi mesi stava diventando sempre più attivo e pericoloso. Fin dall'inizio della discussione, Malogrido sollevò la possibilità di portare l'esercito dell'Orda a Nordania e affrontare i non morti sul loro stesso campo. Thrall, previa consultazione con gli spiriti elementali e dietro consiglio di Varok, si mostrò favorevole ad inviare un piccolo drappello in avanscoperta, prima di partire con il grosso delle sue truppe. Il Capoguerra disse anche a Garrosh che non avrebbe dovuto commettere l'errore fatto da suo padre in passato.

    Percependolo come un insulto, Garrosh sfidò Thrall ad affrontarlo nel Circolo del Valore, per risolvere l'offesa con le armi. Fu una lotta molto serrata, ma proprio quando Garrosh sembrava in procinto di vincere, un messaggero del Re Lich entrò nell'arena e minacciò la distruzione di Orgrimmar. Immediatamente la città fu assediata da abomini, cavalieri della morte e una moltitudine di non morti. Thrall e Garrosh rinviarono la loro battaglia personale e si dedicarono alla difesa della capitale, sostenuti da Putress, Sylvanas e Varok. Quando l'assedio venne controllato, Garrosh insistette per guidare in prima persona l’avanguardia dell’Orda, ma stavolta Thrall era d'accordo. Garrosh Malogrido fu nominato Comandante supremo dell'Offensiva dei Cantaguerra e stabilì nella Tundra Boreale, lungo le coste occidentali di Nordania, la sua fortezza base. Nel continente ghiacciato Garrosh mostrò tutta la sua spregiudicatezza e la sua impulsività nel comandare l'esercito. Lo stesso Faucisaure, che bevve dal medesimo calice che corruppe Grom, fu molto colpito dal comportamento del giovane orco e più volte lo mise in guardia dall'attuare tattiche così selvagge. Anche se riluttante, Garrosh accolse diverse volte i suggerimenti del suo aiutante.

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    Rimane emblematico lo scontro verbale che i due ebbero in occasione dell'avanzata dell'Orda verso la Corona di Ghiaccio. Prima Faucisaure ammonì il fiero orco che non era corretto attaccare l'Alleanza poiché così facendo avrebbe guidato il suo popolo su un sentiero oscuro. Successivamente arrivò a minacciare Garrosh di morte, vedendo che non reagiva ai suoi consigli. Il giovane orco non raccolse la provocazione di Faucisaure, ma ribatté domandandogli sarcasticamente come fosse riuscito a sopravvivere così a lungo senza cadere vittima del suo stesso senso di moralità. Da quel momento Garrosh ordinò ai suoi comandanti stabilitisi a Nordania di focalizzarsi sull'attacco degli avamposti dell'Alleanza piuttosto che sul Flagello. Tali disposizioni furono raccolte alla lettera da Krenna, diventata nel frattempo comandante della Fortezza della Conquista nella regione dei Colli Bradi. L'orchessa tralasciò completamente la guerra contro i non morti per dedicarsi esclusivamente all'assalto degli accampamenti umani. I suoi attacchi cessarono soltanto grazie alla rivolta guidata da Gorgonna, sua subalterna, che depose la sorella con la forza. Anche Korm Sfregionero, detto il Razziatore dei Cieli, che era al comando della nave volante chiamata Martello di Orgrim, applicò fedelmente gli ordini di Garrosh. Egli combattè numerose volte contro la Spaccacieli dell'Alleanza, che come loro si trovava a sorvolare la zona aerea sopra la Corona di Ghiaccio. Il prezzo che Garrosh pagò per la sua disattenzione fu alto. Kel'Thuzad inviò un esercito di non morti contro la Fortezza dei Cantaguerra, subendo un attacco di dimensioni spropositate.

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    L'offensiva contro Naxxramas, la necropoli del Lich, non si fece attendere. Garrosh ordinò ad un gruppo di eroi di occuparsene e sconfiggere chi si trovava al suo interno. Questo non era l'unico nemico che lo attendeva a Nordania. Nelle profondità di Ulduar, una delle basi dei Titani su Azeroth, risiedeva un male antico che rispondeva al nome di Yogg-Saron. Quando Thrall e Garrosh vennero chiamati da Rhonin, il leader KirinTor a Dalaran, che voleva avvisarli della presenza di nuovo nemico, ci fu un forte scontro tra Garrosh e Varian Wrynn. Il re umano, convocato insieme a loro, vedendo lì Malogrido espresse tutta la propria diffidenza quando il mago esortò una cooperazione tra Orda e Alleanza per sconfiggere l'Antico Dio. Thrall disse di essere favorevole ma la risposta di Garrosh non si fece attendere. L'orco accusò il Capoguerra di voler collaborare con un vigliacco. Varian si infuriò per l'insulto e la questione sarebbe finita nel sangue, senza il rapido intervento di Rhonin. Thrall rimase molto deluso dal comportamento di Garrosh. Il Capoguerra gli disse chiaramente che l'odio presente nel suo cuore superava di gran lunga la sua capacità di ragionare. Tempo dopo, quando la battaglia finalmente raggiunse la Cittadella dove dimorava Arthas, Garrosh comandò personalmente le truppe d'assalto per raggiungere il Trono di Ghiaccio. Con il Re dei Lich morto, Garrosh si stabilì nella Fortezza dei Cantaguerra in attesa della prossima sfida, che arrivò rapidamente.

    Con il ritorno di Alamorte su Azeroth e l'arrivo del Cataclisma, Thrall fu costretto a mettersi in viaggio per raggiungere i membri del Circolo della Terra e discutere con loro delle devastanti forze naturali che avevano cominciato a sconquassare il pianeta. Dopo la sua partenza, Garrosh fu nominato nuovo Capoguerra. La prima azione che compì nel suo nuovo ruolo di leader dell'Orda fu evacuare la città di Orgrimmar da tutte le razze diverse dagli orchi e dai tauren poiché pensava che queste genti non possedevano la forza necessaria per difendere la città. Oltre a ciò fece ristrutturare la capitale, rendendola più simile alla Fortezza dei Cantaguerra e delle altre basi che l'Orda aveva stabilito a Nordania. Le reazioni delle altre popolazioni alla nomina di Garrosh come Capoguerra non si fecero attendere a lungo. Se gli orchi erano entusiasti del loro nuovo leader, non lo furono altrettanto i troll Lanciascura guidati da Vol'jin. Per loro il nuovo capo dell'Orda era solo un guerrafondaio. Non solo, erano convinti che avesse ottenuto il ruolo di Capoguerra solamente perché aveva rivestito la carica di comandante della spedizione a Nordania.

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    Anche il saggio Cairne Zoccolo Sanguinario espresse il proprio disappunto quando venne informato da Hamuul Totem Runico di un presunto tentativo da parte di Garrosh di sabotare una negoziazione pacifica in corso tra i druidi di entrambe le fazioni, sull'uso delle risorse di Valtetra. Gli aggressori, che erano in realtà membri del Martello del Crepuscolo, avevano ucciso alcuni druidi del Circolo di Cenarius. Infuriato, il leader dei Tauren si era recato a Orgrimmar per affrontare il nuovo capo dell'Orda. Ne seguì un'aspro scontro con Garrosh, a cui rinfacciò alcuni errori passati, come l'aver volutamente disatteso il trattato stipulato da Thrall con l'Alleanza. Per risolvere la faccenda, Cairne decise di sfidarlo apertamente in un duello che, su richiesta di Garrosh, divenne all'ultimo sangue. I due lottarono valorosamente, ma l'anziano tauren fu sconfitto dal giovane orco. Colpito ad una giuntura tra la testa e la spalla da Garrosh, prima ancora di toccare il suolo Cairne morì.

    Solo in un secondo momento si scoprì che il saggio sciamano era stato avvelenato da Magatha Totem Truce e quindi l'orco non ne era il responsabile. Nel frattempo il figlio di Cairne, Baine, cercò di riprendere il controllo di Picco del Tuono. La città, privata del suo carismatico leader, era caduta nelle mani del clan dei Totem Truce. Di contro Magatha, che aveva assunto indebitamente la guida della città tauren, chiese l'aiuto del Capoguerra. La risposta del fiero orco, dopo il duello che aveva messo in discussione il suo onore, fu nettamente negativa. Si legge nella lettera inviata alla tauren:

    «All'Anziana Strega Magatha dei Totem Truce
    il Signore della Guerra dell'Orda in carica, Garrosh Malogrido
    manda i suoi più sinceri auguri di una morte lenta e dolorosa».

    Dopo numerosi scontri, Baine assunse il controllo della città e Garrosh, riappacificandosi con il tauren, aumentò notevolmente la sua popolarità tra le genti dell'Orda. Anche i Reietti non mostrarono molta simpatia nei confronti del nuovo Capoguerra. Il loro comandante, Sylvanas Ventolesto definì Garrosh "un buffone con la testa da orco". Per ordine di Thrall, il giovane Capoguerra si occupò anche di accogliere nell'Orda i goblin che erano fuggiti dalle Isole Perdute e trovar loro una nuova sistemazione.

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    Continuate a seguirci per leggere la terza parte della storia di Garrosh Malogrido.
  • "Gul'dan, che cosa ci hai fatto?!" -Durotan

    Con Manonera a capo dell'Orda, Durotan fu incaricato di trovare e distruggere Telmor, la città dei Draenei. L'orco in precedenza — e in un contesto completamente diverso — era riuscito a scorgere il capitano della guardia draenei mentre tirava un pezzo di vetro verde in un angolo nascosto della foresta. Quel cristallo non era altro che un frammento di Ata'mal, che creava uno spazio illusorio utilizzato, in questo caso, per camuffare Telmor e proteggere la città dagli attacchi. Anche se Durotan rifiutò in più di un'occasione, alla fine dovette cedere e obbedire per non mettere in pericolo il proprio clan.

    L'Orda infranse l'illusione trascendentale creata dal frammento di Ata'mal e inghiottì Telmor sotto una marea di sangue e dolore. Nessun abitante del villaggio fu risparmiato, uomini, donne o bambini, vennero massacrati tutti. Anche Restalaan cadde nell'attacco per mano dello stesso Durotan, che era offuscato da un turbinio di sentimenti contrastanti. Dopo la battaglia Gul'dan, ormai accecato dal potere e dalle vittorie, decise di concentrare gli orchi nella zona del Trono di Kil'jaeden, una montagna che si trova nella Penisola del Fuoco Infernale, per offrire all'orda l'arma con cui radere al suolo la capitale draenei di Shattrath. Ovviamente si trattava del Sangue di Mannoroth, che avrebbe segnato una svolta nella storia degli orchi. Lo assunsero tutti, con l’eccezione di Orgrim Martelfato e Durotan, che proibì anche al suo clan di berlo. Sulla strada per raggiungere il Trono, Ner'zhul lo aveva avvertito di non farlo a fronte di alcune terribili conseguenze.

    Gul’dan si infuriò estremamente di fronte all’atto di insubordinazione compiuto da Durotan, ma non bastò questo semplice gesto a fermarlo. Durante la marcia verso Shattrath, gli occhi degli orchi che avevano bevuto il sangue di demone diventarono sempre più rossi. La capitale draenei non poteva fronteggiare la brutalità di un'orda corrotta dalla forza demoniaca. Gli assediati tentarono di resistere, ma inutilmente. La città venne sommersa dal sangue e dalle grida. Dopo la caduta di Shattrath e la quasi completa estinzione dei Draenei su Draenor, Kil'jaeden scomparve. Iniziarono le prime lotte intestine nell’Orda e i clan cominciarono a separarsi a causa della frizione esistente tra loro: la mancanza della guerra era divenuta insopportabile. A porre fine allo stallo fu Medivh, il famoso mago umano che, controllato da Sargeras, contattò Gul'dan per affidargli una missione: creare il Portale Oscuro per collegare i mondi di Draenor e Azeroth. Il piano fu subito messo in moto e si diede immediatamente inizio alla costruzione della grande porta che avrebbe permesso all'Orda di arrivare su Azeroth. Quando gli orchi attraversarono il portale, Durotan li seguì opponendosi al cammino che l’Orda stava seguendo. Per questo motivo Gul'dan esiliò nel nuovo mondo sia lui che tutto il clan dei Lupi Bianchi.

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    Dopo essere stato esiliato, Durotan condusse il suo popolo nella valle nascosta di Alterac, dove si stabilirono e passarono inosservati per tutta la durata della Prima Guerra. In quel periodo Drek'thar decise di ritornare alle proprie radici sciamaniche e di ripudiare la stregoneria, dopo aver visto l'effetto devastante che aveva avuto sul suo popolo. Nel frattempo nacque il primogenito del leader dei Lupi Bianchi, l'orco che sarà conosciuto in futuro come Thrall. La nascita del figlio condusse Durotan ad un’attenta riflessione sulla situazione attuale e futura del suo clan. Decise di partire per raggiungere un preciso accampamento orchesco, con lo scopo di fermare Gul'dan. La sua meta era né più né meno l’accampamento di Orgrim Martelfato, che nel vedere il suo amico e la sua compagna dei Lupi Bianchi, li ricevette con tutta fretta. Una volta all'interno della tenda di Orgrim, Durotan cominciò a spiegare tutto quello che aveva scoperto su Gul’dan che, tra le altre cose, aveva fondato il Concilio delle Ombre con cui gestiva una terribile forza demoniaca. Martelfato sentì tutto quello che il suo amico aveva da dirgli e alla fine promise di rimanere al suo fianco contro Gul'dan.

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    Per proteggere la vita di Durotan, Draka e del loro bambino, Orgrim li inviò in un luogo sicuro con una scorta appropriata. Ciò che il Capoguerra non poteva sapere è che due membri della stessa scorta erano spie di Gul’dan. In cammino verso quel rifugio, nel profondo della foresta, chiamarono in aiuto altri assassini e attaccarono Durotan e Draka. Il capoclan e la sua compagna riuscirono a uccidere due nemici, ma erano troppi. Draka cadde per prima, seguita da Durotan, che morì dissanguato per le ferite riportate mentre guardava il figlio piangere avvolto nella bandiera dei Lupi Bianchi. L' ultimo pensiero di questo grande leader fu un ringraziamento agli antenati, perché non avrebbe visto il bambino venire divorato dalle creature della foresta. Da nessuna parte viene confermata l’identità degli assassini di Durotan e Draka. Nel gioco poi annullato “Warcraft Adventures" sarebbero stati i figli di Manonera, Rend e Maim ad uccidere la coppia. Neanche nel libro “Il Signore dei Clan”, il celebre romanzo dell’autrice Christie Golden, viene rivelata l'identità degli assassini.

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    Tu non vorrai credermi, Durotan, figlio di Garad. Ma ti prego... per gli antenati, ti imploro di credere a questo: tuo figlio vivrà!
    - Thrall
  • "La gloria, le battaglie, i momenti importanti sono ciò che noi offriamo al mondo. Ma non possiamo dare senza ricevere qualcosa in cambio. Non possiamo condividere ciò che non è intimamente nostro. è quel momento, la pausa tra un respiro e l'altro, che ci fa capire chi realmente siamo. Se abbiamo la forza per il nostro peregrinare." - Thrall

    Le viscere della terra rombavano. Un'immonda bestia percuoteva le fondamenta stesse di Azeroth, pronta a tornare a tormentare il pianeta. Thrall avvertì il pericolo imminente e dalle Terre Esterne tornò ad Orgrimmar in tempo per vedere il mondo spaccarsi sotto la furia di Alamorte. Il pianeta e gli elementi stavano morendo, un pericolo che superava le conseguenze di un qualsiasi conflitto aperto fra Alleanza ed Orda. Thrall lasciò la capitale per unirsi al Circolo della Terra, nominando Garrosh Malogrido Capoguerra. Mentre si dirigeva verso il Malestorm, fu catturato da una nave dell’Alleanza e liberato da un gruppo di goblin profughi. Neutrali da sempre, queste creature si unirono ai ranghi dell’Orda. Thrall giunse a destinazione e assieme a sciamani e druidi del Circolo della Terra tentò di sanare lo squarcio causato da Alamorte. Ogni loro sforzo pareva inutile e la mente di Thrall cominciò a riempirsi di dubbi. Litigò con Nobundo e Reghar, sentendosi giudicato dalle loro parole di sprono; ripudiò con aggressività persino Aggra, che tentava di consolare il suo dolore per il distacco forzato da Orgrimmar e dal proprio popolo. Compreso che non poteva discutere con chi gli stava accanto mentre continuava a sentire il pesante fardello del fallimento sulle proprie spalle, lo sciamano si allontanò da tutto e tutti per riflettere.

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    Da quel momento, una serie di eventi fuori dal suo controllo investirono Azeroth: i Cultisti del Crepuscolo presero il controllo del Tempio della Lega dei Draghi, Korialstrasz parve tradire gli Aspetti, Alextrasza se ne andò in preda al dolore. La connessione fra questi eventi e Thrall fu Ysera, che chiese allo sciamano di occuparsi di alcuni elementali del fuoco impazziti a Feralas. In quel luogo, Thrall conobbe un drago dello stormo verde, Desharin, che lo aiutò a placare gli elementi. Lo sciamano confessò i propri dubbi e le proprie debolezze al drago verde, il quale lo condusse alla Caverna del Tempo, certo che le parole di Nozdormu potessero placare la sua anima. Un misterioso assassino attaccò i due compagni di viaggio e prima che lo stormo bronzeo potesse intervenire in loro soccorso, Thrall cadde in un vortice temporale che lo condusse nel periodo finale della Seconda Guerra. Un turbine di sensazioni invase lo sciamano, che valutò la possibilità di riunirsi a vecchi compagni ed amici. Il senso di responsabilità, però, lo convinse a mantenere inalterata la linea temporale. Scambiato per uno stregone da una pattuglia di orchi, Thrall venne condotto nell’accampamento di Orgrim Martelfato e per un perfido scherzo del destino affidato alla scorta di Durotan e Draka. Essere accanto ai suoi genitori fu un esperienza difficile e terribile, perché Thrall sapeva di non poter impedire lo svolgersi degli eventi: osservò impotente la loro morte e si trattenne a stento dal cercare vendetta contro i traditori.

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    Mentre si disperava accanto al corpo di suo padre, Thrall venne attaccato nuovamente dal misterioso assalitore, che confessò che la morte dello sciamano era il suo unico obiettivo. Quale migliore occasione di ucciderlo mentre era ancora in fasce? La battaglia condusse Thrall all’incoscienza e quando l’orco si svegliò si trovò faccia a faccia con Taretha, notevolmente invecchiata. Convinta la donna della sua identità, venne a scoprire che in quella linea temporale Thrall era morto da ragazzino. Senza la ribellione degli orchi, Molonero era divenuto potente e si era costruito un esercito di mercenari, con il quale aveva sopraffatto l’orda di Orgrim. Dopo aver indotto i superstiti a unirsi a lui, Molonero attaccò e distrusse Lordaeron, uccidendo Uther e Anduin Lothar, destituendo i Menethil e proclamando se stesso Re. A dare un senso a quella follia venne Nozdormu: l’Aspetto spiegò che l’assassino era un'alleato dello Stormo dell’Infinito e che Nozdormu stesso, in un futuro remoto di pazzia e solitudine, avrebbe cercato di strappare il tempo in punti chiave. L'Aspetto del Tempo mandò Thrall nella sua corretta linea temporale con il compito di trovare Alextrasza e convincerla a tornare al Tempio della Lega dei Draghi. L’Aspetto della Vita rifiutò di accoglierlo e Thrall nulla poté se non tornare alla Lega dei Draghi a mani vuote. In quel luogo, durante la nomina di Kalecgos quale Aspetto della Magia, i Cultisti del Crepuscolo attaccarono, lanciando Thrall giù dalla torre. In quel momento lo sciamano ebbe una visione, causata forse dalla certezza della morte: vide la propria storia e i propri fallimenti; sperimentò la paura della propria decisione di lasciare l’Orda in mano a Garrosh e alla sua furia; vide Aggra e capì che il mondo era da salvare anche solo per lei e per la speranza di un futuro insieme; infine, in un’ultima visione, indotta forse da Nozdormu, lo sciamano vide che Koliastrasz aveva tentato di salvare la Lega dei Draghi dai Cultisti invece di consegnarla nelle loro mani. Kalecgos salvò Thrall che, con una rinata consapevolezza e sicurezza, convinse Alexstrasza a tornare. Thrall venne nominato Aspetto della Terra e decise, infine, di adottare il suo vero nome, Go’el.

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    Con il ritorno di Ragnaros, lo sciamano inviò i propri eroi da Malfurion Grantempesta così che portassero battaglia al servitore di Alamorte. Condusse gli eroi di Orda ed Alleanza da Nozdormu affinché partissero in una rischiosa ricerca dell’Anima del Drago, l’unico manufatto in grado di porre fine alla vita e alla pazzia di Alamorte. Nell'impresa, Thrall fu attaccato dai druidi della fiamma, diviso in diverse forme e gettato nuovamente nel mare di dubbi, ma grazie all’amore di Aggra risorse un’altra volta. La sua forza rinvigorita derivava da una consapevolezza che mai, nella sua vita, aveva provato prima: aveva compreso che ogni prova a cui il destino l’aveva sottoposto non lo aveva privato di un motivo per combattere, bensì l’aveva temprato affinché nulla di male potesse accadere in futuro. Sentì di essersi sempre preparato per un evento del genere quando afferrò l’Anima del Drago e inflisse il colpo decisivo ad Alamorte.

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    Sconfitto l’Aspetto impazzito, Thrall non tornò all’Orda ma dedicò tutto se stesso alla cura di Aggra e del futuro nascituro che l'orchessa portava in grembo. Tuttavia, lo sciamano doveva sanare un ultimo errore prima di poter lasciare definitivamente il passato alle spalle. Il riferimento a Garrosh Malogrido era chiaro: quando venne a sapere del tentato assassinio inscenato dal nuovo Capoguerra ai danni di Vol'jin, Thrall si mise subito in viaggio alla volta di Durotan. Affrontò le Guardie Kor’kron e liberò i troll fatti prigionieri dagli orchi. Chiese a Vol’jin di prendersi cura di Aggra e del figlio appena nato, qualora non fosse sopravvissuto, e si unì all’assedio di Orgrimmar assieme agli eroi di Orda e Alleanza. Giunti alla nuova sala del trono, Go’el diede voce a tutta la propria delusione e al disprezzo per ciò che Garrosh era diventato. Richiamò il potere degli elementi invano, perché gli spiriti erano stati resi inermi dagli sciamani oscuri del nuovo Capoguerra. Thrall rischiò la morte, ma venne difeso dalle truppe che si erano gettate in battaglia con lui e che assieme allo sciamano posero fine alla tirannia di Malogrido. Garrosh venne preso in consegna dal pandaren Taran Zhu per essere processato di lì a poco, secondo le intenzioni dei vincitori. Go’el nominò Vol’jin quale nuovo Capoguerra dell’Orda e tornò dalla sua famiglia. Ancora non sa che in un altro tempo i tamburi dell’antica Orda stanno già scandendo il ritmo di una nuova minaccia…
  • “Non tutti coloro che comandano anelano al potere che ne deriva.”
    Thrall


    La città di Orgrimmar crebbe forte e temibile, grazie a guerrieri dedicati e implacabili pronti a dare la vita per la nuova patria del proprio popolo. Il Capoguerra Thrall parlava di pace, aiutato da Jaina nel tentativo, spesso vano, di unire Orda ed Alleanza fermando lo scorrere del sangue; in molti luoghi, dagli altopiani di Alterac ai boschi dei Cantaguerra, drappelli di guerrieri non esitavano a fronteggiarsi per capricciose rivendicazioni.

    Thrall fu costretto spesso a schierarsi fisicamente fra il proprio popolo e gli abitanti di Theramore. Questa estenuante routine proseguì fino al giorno in cui avvenne l’impensabile. Il Portale Oscuro venne aperto nuovamente, rigettando il tetro retaggio e gli antichi mali contro l’Orda. Thrall valicò il bagliore vorticante e vide, per la prima volta, ciò che rimaneva di Draenor, il pianeta natio del suo popolo, ora ridotto ad un grottesco ammasso di rocce fluttuanti e mostri da incubo. Una sola zona aveva resistito, o quasi, alla devastazione provocata dalla follia di Gul’dan e Nerz’ul: si trattava di Nagrand, il luogo di schianto di Oshu’gun e dimora, un tempo, del clan dei Cantaguerra.

    In quel luogo Thrall trovò una tribù di orchi che definiva se stessa Mag’har, non corrotti dal sangue di Mannoroth. A capo di questo clan vi era Geyah, nonna dello stesso Thrall. Fu lei ad introdurlo al figlio di Grommash, Garrosh Malogrido, sopravvissuto miracolosamente in gioventù ad una malattia che colpiva tutti gli orchi non infettati dai demoni. Lo sciamano prese a cuore le sorti del figlio del compagno d’armi, mentore ed amico e tentò di comportarsi nei riguardi di Garrosh nello stesso modo. Nel periodo che Thrall passò fra i Mag’har venne a conoscenza del suo vero nome, Go’el, che in orchesco significa “sopravvissuto” o “salvatore”.

    Quando Thrall tornò ad Orgrimmar portò con sé Garrosh e lo fece sedere al proprio fianco nella Sala del Capoguerra. Qui lo sciamano, che non nutriva odio verso gli uomini e le altre razze, tentò di istruire il figlio di Grom alla diplomazia ma il compito si rivelò arduo. La fiamma dell’onore e della battaglia, che alimentava il petto del padre, splendeva con ancora più vigore negli occhi del giovane Garrosh, insofferente agli spargimenti di sangue che ogni giorno venivano riportati al Capoguerra.

    Qualche tempo più tardi Jaina riuscì a concordare un incontro con Varian Wrynn per discutere della pace definitiva. Thrall partì verso Theramore con Garrosh al proprio fianco. L’incontro, però, non andò bene: i Cultisti del Crepuscolo, travestiti da guardie di Orgrimmar, tentarono di assassinare re Varian, senza successo. Quest’ultimo si sentì tradito da Thrall e da Jaina e in questo modo la frattura fra Orda ed Alleanza si allargò. Poco più tardi, tutte le razze di Azeroth si trovarono a fronteggiare le orde di non-morti del Re dei Lich, ma questa guerra comune non bastò a rinsaldare i rapporti tra le due fazioni.

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    Thrall, poco prima del Cataclisma, fece ritorno a Nagrand, cercando nella saggezza del proprio popolo una spiegazione all'instabilità elementale di Azeroth. In quel periodo di studi conobbe Aggra, colei che sarebbe divenuta la sua compagna di vita.

    Continuate a seguirci per la terza parte!
  • "Possiamo insegnare al meglio solo ciò che ci siamo guadagnati da soli"
    - Thrall

    Le origini di Go’el sono umili e nobili al tempo stesso. Fu trovato fra fango e sangue protetto dai corpi esanimi dei genitori, Durotan e Draka, uccisi per ordine del Concilio delle Ombre. L’umano Aedelas Molonero lo raccolse e lo portò all’interno del campo di internamento di cui era comandante, Durnholde. Il piccolo orco venne battezzato Thrall, lo schiavo, e venne cresciuto con disprezzo e crudeltà: riuscì a sopportare i maltrattamenti del suo padrone e ad imporsi come campione dei combattimenti che Molonero usava per divertire se stesso e i propri ospiti. Anche il principe Arthas Menethil ebbe modo di ammirare la potenza del campione. L’avidità del comandante portò a mettere Thrall a capo di un drappello di orchi affinché razziassero le carovane dirette alla città di Roccavento. Questa situazione fornì a Thrall la possibilità di imporsi come leader della propria gente non solo con la forza bruta, ma anche come stratega e compagno d’armi. Un’altra persona si fece vicina al gentile orco, una ragazza che seppe provare pietà per quelle creature verdi e che riuscì a scorgere qualcosa di speciale dietro gli azzurri occhi del campione. Fu così che Taretha Foxtron si adoperò per far scappare Thrall.

    L’orco si rintanò nelle foreste, incerto su cosa fare della propria libertà. Sapeva di voler liberare tutti i propri compagni, ma non aveva idea del come. Prima che potesse architettare alcunché, Thrall venne nuovamente catturato e portato in un altro campo di internamento. In quel luogo egli conobbe un orco dagli orchi rossi di nome Kelgar, che gli raccontò la storia della loro razza, della corruzione causata da Gul’dan e di come la via dello sciamanesimo fosse decisamente migliore per l’Orda. In quei racconti, Thrall venne a conoscenza di un clan di orchi ancora libero, i Cantaguerra, comandati dall’eroe Grommash Malogrido. Thrall decise che sarebbe giunto da Grom e lo avrebbe convinto a liberare tutti i fratelli in catene. Attese qualche giorno e dunque scappò.

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    Il clan dei Cantaguerra era accampato ai confini del regno di Lordaeron e quando Thrall vi giunse Grom lo mise alla prova, convinto che la permanenza tra gli umani avesse infettato la carne, rendendolo debole e vuoto. Thrall passò mesi ad essere trattato come uno sguattero, ma in confronto alle punizioni corporali e alla violenza capricciosa di Manonera le prove del Capo Clan erano una leggera brezza. Quando guadagnò la fiducia di Grom egli si impegnò in prima persona ad insegnargli le usanze e la lingua degli Orchi, dopodiché lo inviò dal clan dei Lupi Bianchi, convinto dal colore cristallino dei suoi occhi che appartenesse a quel gruppo.

    Quando Thrall giunse fra le montagne di Alterac apprese che era figlio del Capo Durotan, ucciso per ordine di Gul’dan. Il giovane orco decise di restare fra la sua gente e si applicò nell’apprendere l’arte dello sciamanesimo, divenendo di fatto il primo sciamano dopo la corruzione demoniaca.

    Durante il suo apprendistato, Thrall conobbe Orgrim Martelfato, precedente Capoguerra dell’Orda e condottiero nella battaglia contro Lordaeron e Quel’thalas. Assieme organizzarono un piano per liberare tutti gli orchi: con l’esperienza in battaglia di Orgrim avrebbero assaltato le guardie umane, permettendo a Thrall di infiltrarsi nelle gabbie e ridare vigore ai prigionieri grazie all’arte sciamanica. Il piano ebbe successo e cinque campi furono svuotati, ma quando assaltarono il campo negli Altopiani di Arathi Orgrim rimase ucciso in battaglia. Egli nominò Thrall come suo successore e gli affidò il potente Martelfato, a protezione e benedizione delle sue imprese future.

    La campagna di Thrall lo condusse nuovamente alle porte di Durnhole. Mentre le sue truppe e primi apprendisti sciamani si occupavano di liberare gli orchi, Thrall affrontò personalmente Molonero. L’umano sorrise quando vide il suo vecchio campione e gli disse che non appena l’attacco era cominciato aveva preparato un dono per Thrall. All'orco fu consegnata la testa di Taretha. Molonero rise e lo affrontò con la spada, ma senza proferire parola Thrall gli ruppe il braccio e una gamba e se ne andò. Giunto di nuovo fra i suoi, che erano riusciti a liberare li orchi, il Capoguerra ordinò di bruciare l’intero accampamento. Molonero arse vivo.

    Thrall aveva liberato quasi tutta la sua gente, quando seppe che i Cantaguerra erano stati catturati dalle truppe dell’Alleanza. Quella stessa notte Thrall ebbe una visione, indotta da Medivh, del ritorno della Legione Infuocata. Quando si svegliò, seppe che l’unica salvezza per il suo popolo era emigrare verso Kalimdor. L’esercito dell’Orda si diresse dunque sulle coste di Kul Tiras e liberò Grommash e i suoi, rubando poi alcune navi per dirigersi sull’altro continente di Azeroth, Kalimdor, così da trovare un posto in cui dare una patria al proprio popolo.

    Durante il viaggio una tempesta li fece naufragare su isole sperdute in mezzo al Grande Mare. In quel luogo Thrall strinse alleanza con il clan troll dei Lanciascura e si fece amico il capo clan Sen’jin, che morì poco più tardi a causa dei murloc. Thrall convinse i troll a seguirlo nel suo viaggio.

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    L’Orda riuscì a giungere sulle coste di Kalimdor e in mezzo al deserto incontrò i membri di una uova razza, i Tauren, in guerra con i centauri di quella regione e capeggiati dall’anziano e vigoroso Cairne Zoccolo Sanguinario.

    Thrall aiutò i tauren a sconfiggere i centauri e strinse amicizia con queste creature. Il Capoguerra confidò a Cairne le sue visioni e il tauren gli parlò di un oracolo che poteva dargli consiglio. Mentre i Cantaguerra si occupavano di raccogliere legna per costruire la nuova patria degli orchi, Thrall e Cairne giunsero dall’oracolo, contemporaneamente a Jaina Marefiero. L’oracolo, che era il profeta che aveva contattato Jaina e Thrall, disse ai presenti che solo la loro unione avrebbe fermato l’avanzata dei demoni e che Grom era già caduto solo la malefica influenza di queste creature.

    Umani e orchi si diressero dunque verso Valtetra e lì appresero che Grom aveva nuovamente bevuto il sangue di Mannoroth, abbracciando ancora una volta la maledizione demoniaca che colpì un tempo gli orchi su Draenor. Lo sciamanesimo di Thrall riuscì a purificare Malogrido, il quale capì che se Mannoroth non fosse morto la maledizione non sarebbe mai cessata. La battaglia contro il mastino dei demoni fu molto violenta e Grom sacrificò se stesso per distruggere il demone, espiando le proprie colpe e liberando gli orchi per sempre.

    L’Orda si diresse con Jaina, Malfurion Grantempesta e Tyrande Soffiabrezza alle pendici del Monte Hyjal per formare un’ultima resistenza contro i demoni di Archimonde.

    L’Albero del Mondo fu protetto e l’eredar ucciso. Dalle macerie della battaglia, emerse un nuovo futuro per l’Orda, più grande e potente di sempre, libera dall’influsso demoniaco, ma non dall’odio verso gli umani, con i quali però si cominciavano ad interlacciare rapporti di diplomazia.

    Thrall avviò i lavori di costruzione della nuova casa dell’Orda, racchiusa in un’ampia vallata nella regione che il Capoguerra battezzò con il nome di suo padre: Durotan. La città crebbe massiccia e potente e venne dedicata ad un altro grande condottiero dell’Orda: fu così che nacque Orgrimmar.

    La nascita della capitale dell'Orda non sarà un punto di arrivo, ma piuttosto di partenza per Thrall e il suo popolo.

    Continuate a seguirci per la seconda parte!
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