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    Blizzard Entertainment ha scritto

    Jaina Marefiero ha dovuto prendere molte decisioni difficili, ma nessuna quanto quella di farsi da parte quando suo padre combatté contro l'Orda ormai molti anni or sono. Allora credeva che lui fosse consumato da un odio irrazionale. Ma ora... si chiede se non avesse dovuto ascoltarlo.

    Una nuova guerra tra l'Alleanza e l'Orda si è scatenata su Azeroth. Questa volta, Jaina non si farà da parte.

    Riconoscimenti:
    Diretto da Doug Gregory
    Grafica e disegni di Laurel Austin, Vasili Zorin, Jonathan Fletcher e Yewon Park
    Scritto da Robert Brooks

     

    Studio di registrazione: Synthesis
    Regia: Leonardo Gajo
    Jaina: Mavi Felli
    Voce maschile: Paolo De Santis
    Cori: Diego Baldoin, Matteo Brusamonti, Francesco Mei, Leonardo Gajo, Alessandro Seccafieno

     


     

    Preacquista World of Warcraft: Battle for Azeroth per prepararti alla guerra.

  • Il primo fumetto dedicato ai personaggi di Battle for Azeroth si concentra sulla Maga Jaina e racconta del suo ritorno a casa dopo l'esilio autoimposto che l'ha tenuta lontana da tutte le vicende di Legion.
    Trattandosi di eventi relativi alla nuova espansione potrebbero esserci spoiler, vi invitiamo quindi a procedere con cautela nella lettura!

    Rimasta nell'ombra durante il confronto finale che ha visto la sconfitta della Legione Infuocata da parte delle forze combinate di Orda e Alleanza, Jaina Marefiero intraprende una ricerca spirituale vagando tra le rovine di Theramore. Nel nuovo fumetto digitale di Battle for Azeroth, "Ritorno a casa", Jaina riflette sugli anni lontani fatti di speranze infrante e tradimenti e decide di tornare a casa all'isola di Kul Tiras per affrontare l'amaro passato.

    >>Leggi Jaina, Ritorno a casa<<

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  • Blizzard ha mostrato la nuova key art di World of Warcraft per la BlizzCon 2017, con Jaina Proudmoore (Marefiero, per la localizzazione italiana) in bella mostra. Vista l'assenza di Jaina in Legion e le informazioni dataminate su Kul Tiras, non è improbabile pensare ad una presenza importante della maga e della sua terra natale nella prossima espansione. Voi cosa ne pensate?

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    «Per troppo tempo mi sono fatto dominare dalla paura... Paura di aver preso le decisioni sbagliate... Paura che la nostra nazione perdesse la sua identità... Paura che se aveste appreso tutta la verità mi avreste rifiutato come vostro sovrano.
    Bene, non cederò mai più alla paura»

    - Genn Mantogrigio

    Il giovane Genn crebbe nell'ammirazione del padre Archibald, che solo con le proprie forze aveva trasformato Gilneas da regno periferico a potenza industriale, superata solo dalla vecchia Gnomeregan.

    Per tutta la vita Genn si è impegnato ad accrescere la gloria del regno costruito dal padre seguendo i suoi insegnamenti di autosufficienza e progresso. Queste caratteristiche hanno permesso ai gilneani di superare indenni la Terza Guerra, ma non quello che giunse in seguito.

    Genn governava già da tempo quando Anduin Lothar giunse coi profughi di Roccavento a chiedere aiuto. Nonostante provasse simpatia per il regno più a sud era riluttante ad aiutare: non credeva che questi orchi venuti da un altro mondo fossero un reale pericolo per la sua gente.

    Non la pensava allo stesso modo Ser Darius Crowley, vassallo di Selva Pinargento, che insistette per mandare il grosso dell'esercito a sostenere la neonata Alleanza di Lordaeron. Genn si oppose fermamente, affermando che nessun figlio di Gilneas sarebbe stato mandato a combattere le guerre degli altri.

    Su consiglio del nobile Ser Vincent Godfrey mandò solo una forza di rappresentanza, convinto che anche con così poco avrebbe dimostrato che Gilneas faceva la differenza.

    Dopo la faticosa vittoria degli umani, Mantogrigio si adirò per la decisione di internare gli orchi invece che sterminarli, e anche per la costruzione del Forte di Guardiafatua, considerato dal re solo un modo per tassare il suo regno. Dopo pochi mesi di trattative, Mantogrigio si spazientì e proclamò di fronte al re Terenas Menethil II la ritirata di Gilneas dall'Alleanza.

    Il regno si isolò costruendo il colossale Muro di Mantogrigio che bloccò l'accesso via terra, ma una macchinazione di Ser Godfrey lasciò tagliate fuori le terre che appartenevano a Ser Crowley. Crowley fu così disilluso da questa decisione del re che decise autonomamente di mandare delle truppe di supporto a Jaina Marefiero durante la Terza Guerra.

    Giunse il Flagello. Nonostante le continue insistenze del figlio Liam, Mantogrigio aveva ignorato le disperate richieste di aiuto provenienti da Lordaeron, sicuro che il muro e il suo esercito sarebbero stati sufficienti a respingere anche questa invasione.
    I non morti giunsero ai confini del regno, sembravano inarrestabili e il re si rivolse al mago di corte Arugal. Usando i segreti contenuti nel Libro di Ur, l'arcimago liberò i worgen dalla prigionia in cui erano stati confinati diecimila anni prima da Malfurion Grantempesta, e li scatenò contro i morti viventi.

    Il piano ebbe successo e il Flagello fu respinto, ma i worgen sfuggirono al controllo di Arugal e cominciarono a diffondersi su tutto il continente. Genn decise di tenere segreta al suo popolo l'esistenza dei mannari, e ad ogni luna piena organizzava delle battute di caccia nel territorio di Bosconero per sterminare tutte le bestie del regno.

    Durante una di queste spedizioni Genn fu morso da uno dei lupi mannari. Terrorizzato da quello che i suoi vassalli avrebbero potuto fargli, Genn nascose le sue ferite e non disse a nessuno di essere stato infettato.
    Grazie alla sua incrollabile forza di volontà e all'aiuto segreto di Belrysa Brezzastella e Krennan Aranas, il re riuscì a mantenere la maledizione sotto controllo.

    Negli anni che vanno dalla fine della Terza Guerra al Cataclisma, Darius Crowley insorse contro la politica isolazionistica del re, dichiarandolo tiranno. La guerra civile che ne seguì è conosciuta come la Ribellione di Porta Nord.
    Genn vinse a fatica, anche grazie all'astuzia di Ser Godfrey, e Crowley venne imprigionato.

    Il ritorno di Alamorte provocò violenti terremoti su tutto il pianeta e il muro eretto a difesa di Gilneas cedette. Sylvanas Ventolesto approfittò della situazione e organizzò una forza di invasione per conquistare il regno. Simultaneamente i worgen uscirono da Bosconero e iniziarono ad invadere le città, infettando i cittadini con la loro maledizione.

    Gilneas rimase stretto tra due fuochi e senza nessun alleato rimasto. In quella situazione disperata, Mantogrigio concedette l'amnistia a Crowley e insieme a suo figlio Liam organizzò la difesa del regno. Solo Godfrey, venuto a conoscenza della maledizione del re, rifiutò di obbedire e si suicidò. Durante la battaglia finale per il controllo della capitale, Sylvanas scagliò una freccia avvelenata verso Genn, ma Liam si mise in mezzo per poi morire tra le braccia del padre.

    Genn Mantogrigio, il re che aveva dedicato tutta la sua vita alla prosperità di Gilneas, fu costretto a fuggire da un regno in pezzi. Anzi, senza l'aiuto degli Elfi della Notte nessuno sarebbe sopravvissuto alla furia di Sylvanas. Suo figlio, che tanto lo aveva esortato a chiedere aiuto all'Alleanza, era morto. E Genn comprese amaramente quanto fosse stato sciocco credere che si potesse fare tutto da soli.

    Dopo essersi rifugiato a Darnassus, Mantogrigio si stabilì a Roccavento come nuovo membro dell'Alleanza. Viaggiò anche fino a Pandaria, dove supervisionò le operazioni militari dell'Operazione Baluardo e assistette al processo di Garrosh.

    Il re non ha dimenticato le sorti del suo popolo e progetta il suo ritorno, pregustando in contemporanea il momento in cui potrà uccidere Sylvanas e vendicare suo figlio.

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    Per saperne di più

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    «Figlio mio, il giorno in cui sei nato le stesse foreste di Lordaeron sussurrarono il nome "Arthas". Ti ho osservato con orgoglio crescere e trasformarti in un'arma in difesa della rettitudine. Ricorda, la nostra dinastia ha sempre governato con forza e saggezza, e sono certo che eserciterai questo tuo grande potere con moderazione. Ma la vittoria più genuina, figliolo, consiste nel toccare il cuore del tuo popolo. Ti dico tutto questo perché, quando i miei giorni finiranno, tu sarai re».
    — Re Terenas Menethil II al figlio Arthas

    Unico figlio maschio di Re Terenas Menethil II, Arthas era destinato ad ereditare la corona del padre e a diventare il sovrano di Lordaeron, uno dei più grandi regni umani di tutta Azeroth; ma le forze dell'Oscurità si muovevano nascoste e avevano altri piani per il giovane Principe.

    La Seconda Guerra era scoppiata quando il principe era ancora un bambino. Non molto tempo prima, i superstiti del lontano regno di Roccavento avevano raggiunto il territorio di Lordaeron, in fuga dagli Orchi che stavano cercando di conquistare la loro capitale. Alla corte di Re Terenas aveva trovato rifugio il Principe Varian, con cui Arthas strinse amicizia.

    Ed era ancora un ragazzino anche quando incontrò per la prima volta Jaina Marefiero, una giovane di nobile famiglia, che trascorse qualche giorno nel palazzo, prima di continuare il suo cammino verso Dalaran. I due diventarono subito amici e in un futuro non molto lontano questa amicizia sarebbe diventata qualcosa di più forte.
    Nella sua giovinezza, Arthas perse una creatura che amava infinitamente, Invincibile, il suo cavallo. L'animale era stato ferito a morte per colpa sua e il Principe fu costretto a porre fine alla sua esistenza. Questa perdita, insieme alla guerra contro gli Orchi, fecero sì che Arthas si interessasse profondamente al suo regno e soprattutto ai suoi abitanti. Il desiderio di proteggerli avrebbe presto raggiunto l’eccesso, divenendo beffardamente la causa della loro e della sua rovina.

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    Ad Arthas fu affidato il compito di indagare su una piaga che si stava diffondendo in tutta Lordaeron. L'ipotesi iniziale era che un potente negromante avesse orchestrato tutto. Le tracce rinvenute lo condussero fino ad Andorhal, uno dei centri più importanti per la distribuzione di grano nel regno. Al suo arrivo la città era già stata rasa al suolo e il grano, presumibilmente infetto, inviato verso altre destinazioni.

    Arthas si diresse quindi a Valsalda, non lontano da Andorhal; lì, il mistero della piaga venne svelato. Il grano infetto non aveva l'obiettivo di uccidere gli umani, ma la sua funzione era sempre stata quella di convertirli in non-morti. Tutti i villaggi vicini caddero e Arthas fu circondato. Jaina accorse in aiuto giusto in tempo insieme ad Uther, l’Araldo della Luce mentore di Arthas. Successivamente, con l'appoggio di un reggimento di cavalleria, si recarono alla città di Stratholme.

    Ben consapevole di ciò che stava succedendo, Arthas prese una decisione drastica: avrebbe ucciso tutti gli abitanti della città prima che divenissero abomini non-morti.
    Jaina e Uther cercarono di fermarlo davanti alle porte della città, senza successo. Totalmente contrari alla decisione del Principe, gli volsero le spalle, forse nel momento più cruciale della sua vita.

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    La situazione di Stratholme si rivelò una crudele trappola, apparentemente orchestrata dal Nathrezim Mal'ganis, uno dei potenti Signori del Terrore della Legione Infuocata; Mal'ganis riuscì a sfuggire alla furia di Arthas all'ultimo momento, non prima di aver rinnovato la sfida al Principe, questa volta nelle lontane terre di Nordania. Facendo leva sul suo rango di Principe, il giovane raccolse frettolosamente una flotta e partì per il continente ghiacciato. Anche se era stato lasciato solo, Arthas sentiva il dovere di proteggere gli abitanti di Lordaeron a qualsiasi prezzo. Il Signore del Terrore lo aveva però condotto nel luogo in cui era più potente. Arthas finì per riporre completamente le sue speranze nella misteriosa spada runica Gelidanima, di cui aveva sentito parlare dall'amico Nano Muradin Barbabronzea incontrato sulle coste di Nordania. La lama fu trovata, ma ottenerla costò un caro prezzo. Mal'ganis fu infine sconfitto grazie proprio a Gelidanima, ma altre menti stavano pilotando il destino di Arthas. La lama runica conservava l'essenza e la volontà del Re dei Lich Ner'zhul, che inesorabilmente piegò e dominò lo spirito del Principe, portandolo alla follia e alla dannazione.

    Con Gelidanima stretta in pugno, Arthas finse un trionfale ritorno nella capitale di Lordaeron, acclamato per le sue gesta contro Mal'ganis e per aver apparentemente bloccato la piaga del Flagello. Sotto l'influenza dei sussurri della spada runica, senza opporre resistenza, assassinò suo padre Re Terenas, e poi fuggì.

    Il Nathrezim Tichondrius, un altro alfiere della Legione, ordinò ad Arthas di resuscitare Kel'Thuzad, il mago rinnegato e traditore ucciso proprio da Arthas durante la liberazione di Andorhal. Il Principe, burattino nelle mani dei Demoni, prima rubò un'urna speciale per contenere i resti del caduto, arrivando a uccidere Uther per entrarne in possesso. Poi raggiunse il Pozzo Solare a Quel'Thalas, eliminando ogni resistenza e completando quindi il rituale di evocazione del negromante.
    Ora, nei piani dei Demoni, non restava che mettere le mani sull'antico Libro di Medivh, custodito a Dalaran, così che la potente magia in esso custodita, manipolata da Kel'Thuzad, potesse aprire un portale per il passaggio della Legione Infuocata, preludio all'invasione totale di Azeroth.

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    I maghi cercarono di opporsi con i loro incantesimi, ma il Flagello era inarrestabile. Lo spirito di Ner'zhul avrebbe supportato in seguito Arthas a liberarsi dal controllo della Legione, parlandogli delle reali intenzioni dei Demoni.
    Tempo dopo il Re dei Lich ordinò al suo campione di tornare a Nordania con urgenza. Arthas obbedì, presto rendendosi conto che avrebbe dovuto affrontare una situazione molto difficile. Un enorme esercito avanzava senza incontrare resistenza verso la Cittadella della Corona di Ghiaccio, dominio e dimora del Re dei Lich. Arthas era da poco sbarcato sulla costa di Nordania, non sarebbe arrivato mai in tempo.

    Giunse però in suo aiuto Anub'arak, signore dei Nerubiani, inviato proprio da Ner'zhul; c'erano altre vie per muoversi più velocemente, e anche se pericolose non c’era altra scelta se non quella di passare attraverso l'antico regno sotterraneo nerubiano. Lo sforzo venne ripagato. Arthas giunse alla Cittadella proprio mentre il Cacciatore di Demoni rinnegato Illidan e le sue forze d'assalto stavano per raggiungere la fortezza del Re dei Lich, intenzionati a distruggerla una volta per tutte, insieme all'oscuro potere che custodiva.

    Uno scontro epico si consumò ai piedi della Cittadella della Corona di Ghiaccio. Arthas, sfruttando i poteri infusi da Ner'zhul, fu in grado di danneggiare seriamente il suo avversario. Messi in fuga gli assedianti Arthas si diresse alla sommità della Cittadella. Là, intrappolato eternamente nella sua prigione di ghiaccio lo attendeva il Re dei Lich. Arthas lo liberò con un fendente di Gelidanima, quindi raccolse il suo elmo e lo indossò, fondendosi in quel momento corpo e mente con i resti del potente negromante. Per anni e anni rimasero così, immobili e silenziosi, meditando.



    Quando si risvegliò, Arthas era definitivamente perduto. Per eliminare ogni fonte di umanità che avrebbe potuto indebolirlo, si tolse il suo stesso cuore; decise anche di ricostruire il suo esercito di non-morti. Successivamente Arthas lanciò una nuova piaga su Kalimdor e sui Regni Orientali, ma questa volta le razze di Azeroth non si fecero cogliere impreparate.

    I leader dell'Alleanza e dell'Orda decisero che non avrebbero più tollerato altri attacchi e salparono alla volta di Nordania. La spedizione congiunta diede vita a due diversi attacchi contro la roccaforte del Re dei Lich alla Cittadella della Corona di Ghiaccio. Dopo una lunga serie di offensive infruttuose, una parte delle truppe comandate dal valoroso Tirion Fordring resistette e riuscì a penetrare nella cittadella. Giunti al cospetto del Re dei Lich, Tirion tentò invano di attaccarlo, ma venne immobilizzato e reso inoffensivo. Contemporaneamente Arthas ingaggiò gli altri eroi, che furono tutti sconfitti ad eccezione di Darion Mograine, protetto dalla magia che lo stesso Re dei Lich gli aveva insegnato e infuso. Il prode Tirion, non ancora rassegnato, invocò l'aiuto della Luce, riuscendo a liberarsi dal ghiaccio che lo imprigionava.

    Brandì con ferocia la sua potente lama Brandicenere e con un fendente spezzò Gelidanima. Mai nessuna lama o nessun mortale aveva potuto tanto. Gli spiriti imprigionati nella spada runica furono liberati; tra loro c’era lo spirito di Re Terenas, padre di Arthas, che riportò in vita i campioni periti nello scontro. Questi tornarono a combattere valorosamente e, insieme a Tirion e Mograine, sconfissero il Re dei Lich.


    Tuttavia, ora che il Re dei Lich era morto, serviva qualcuno che si ponesse a capo delle forze del Flagello, per poterlo controllare e mantenere inoffensivo. Si fece avanti il valoroso Bolvar Domadraghi, una delle vittime del massacro avvenuto davanti al Cancello dell'Ira della Cittadella. Tirion, non senza apprensione e dolore, pose sul capo del suo compagno l'elmo che fu di Arthas. Bolvar era il nuovo Re dei Lich e così iniziò la sua veglia eterna sul Flagello.
    Dando l'addio al mondo dei vivi, chiese solo...di essere dimenticato.

    «Nessun Re governa per sempre, figlio mio».
    Lo spirito di re Terenas ad Arthas morente


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    "Servite l'Orda... O l’Orda vi schiaccerà.”

    Nato a Draenor, Garrosh Malogrido ha sempre dovuto convivere con l'incombente ombra del padre. Essere il solo discendente del grande Grommash Malogrido - soprannominato Grom - è una croce che si trascina dietro da tempo.

    Quando era appena un ragazzo, anni prima dell'invasione di Draenor da parte degli umani, una devastante epidemia chiamata vaiolo rosso infettò migliaia di orchi. La malattia faceva vomitare sangue ai malati e si manifestava con un gran numero di pustole rosse sulla pelle che suppuravano una sostanza liquida rossa. Gli infetti furono emarginati in quarantena a Nagrand nella cittadella di Garadar. Il posto servì da ospedale per i tanti orchi malati, Garrosh incluso, dove rimanevano fino a quando non miglioravano o morivano. Da tempo il giovane orco ardeva dalla curiosità di sapere cosa ne era stato di suo padre che conosceva solo attraverso le voci e le imprese leggendarie a lui attribuite. Quando Kargath Manotagliente, capoclan dei Manomozza, fece visita ai malati di Garadar per reclutare nuovi rinforzi, Garrosh non si lasciò scappare l’opportunità di chiedere notizie di suo padre e domandare di potersi unirsi all'esercito. Kargath, resosi conto del deplorevole stato in cui si trovavano gli orchi colpiti dal vaiolo rosso, ignorò Garrosh e insultò i malati, definendoli dei deboli che non meritano di definirsi orchi e che avrebbero servito convenientemente l’Orda se fossero morti. Garrosh incassò l'affronto e rimase in silenzio.

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    Il vaiolo rosso non fu soltanto una maledizione. Gli orchi che avevano superato la malattia non furono infettati dalla corruzione demoniaca che invece si estese su tutta Draenor. C’è chi dice che forse avessero generato anticorpi contro la vile magia degli invasori o, più semplicemente, gli esuli di Nagrand non subirono mai l’influenza dei demoni per cui non persero neanche il colore bruno della pelle. Mostrando con orgoglio di essere sopravvissuti, i malati scelsero di chiamarsi Mag'har, incorrotto nella lingua degli orchi, facendo di Garadar la loro capitale. Intanto Garrosh continuava ad interrogarsi sulle sue radici e appena guarì dal vaiolo rosso andò a parlare con sua nonna Geyah, la fondatrice dei Mag'har. La ferita che si aprì nel cuore di Garrosh durante quella conversazione non si sarebbe chiusa tanto presto.

    Apprese che suo padre Grommash Malogrido, il grande guerriero delle leggende, era stato il primo a bere il sangue del demone Mannoroth, condannando la sua razza alla sete di sangue e alla pazzia. La verità immerse Garrosh in una grande depressione che durò per anni. Determinato a riscattare l’onore della sua famiglia, in breve tempo divenne uno dei capi militari dei Mag'har. L'astuzia e la forza ereditate dal padre lo fecero salire nella gerarchia interna di Garadar. Presto la nonna Geyah lo rese la sua mano destra, accanto a Jorin Occhiotetro, figlio di Kilrogg Occhiotetro, capoclan dei Guerci Insanguinati. Purtroppo la preoccupazione tornò a farsi strada nella mente di Garrosh di fronte alla precarie condizioni di salute della nonna. Sapeva che se la matriarca fosse morta sarebbe stato costretto a prendere il comando dei Mag'har, ma aveva paura di ripetere gli errori commessi da suo padre e condurre il suo popolo alla distruzione. A dispetto di tutti i suoi timori, il portale oscuro tornò ad aprirsi. Gli orchi tornarono nel loro mondo d’origine, inseguendo un vecchio nemico di Azeroth. Quando un orco con capelli scuri e penetranti occhi blu di nome Thrall che sosteneva di essere il capo dell'Orda in un altro mondo, venne a Garadar e chiese di lui, Garrosh non sospettava minimamente che lo sciamano avrebbe placato tutti i fantasmi del suo passato.

    Thrall gli raccontò che Grommash era morto da eroe e aveva salvato la loro razza, uccidendo Mannoroth in battaglia e liberando gli orchi dal giogo dei demoni. Dopo anni passati a vergognarsi del suo nome e delle sue origini, un estraneo venuto da un altro mondo gli aveva fatto conoscere la grandezza e l’orgoglio di portare il nome di Malogrido. Il giovane orco giurò che non avrebbe mai deluso la sua razza. Tale era il talento per la guerra posseduto da Garrosh che Thrall lo portò con sé su Azeroth come suo consigliere. Il Capoguerra non esitò a parlargli dell'apertura del portale oscuro e dell'invasione di Orgrim Martelfato, dell'alleanza con le altre razze che appartenevano all'Orda fino a raccontargli della nuova apertura del portale oscuro e della lotta contro Illidan nelle Terre Esterne. Sentendo quelle storie Garrosh sviluppò un odio viscerale e irrazionale contro gli umani che raggiunse l'apice quando Thrall gli parlò dei suoi giorni di prigionia al servizio degli uomini. Il disprezzo per la razza umana si radicò nel cuore del giovane orco e non l’avrebbe più abbandonato.

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    Arrivato a Orgrimmar, Thrall presentò a Garrosh Malogrido un altro suo consigliere Rehgar Terrafurente, l'addestratore di spietati gladiatori. Le divergenze di opinione tra Rehgar e Garrosh divennero più che evidenti. Mentre il primo era affezionato alla fragile pace stabilita tra Alleanza e Orda, Garrosh pensava che il modo migliore per trattare con gli umani fosse distruggere e conquistare le loro terre. Thrall aveva dato a Garrosh una nuova motivazione di vita, la guerra.

    Un giorno Jaina Marefiero, un vecchia amica e alleata di Thrall, arrivò con notizie inquietanti da Roccavento. Re Varian Wrynn, il discendente di Re Llane scomparso molto tempo fa, era tornato in città. Thrall decise che era vitale incontrare il re umano per discutere i termini della pace tra le due fazioni. Rehgar lo avvertì che sarebbe stato meglio lasciare Garrosh a Orgrimmar visto il suo odio per gli umani, ma il Capoguerra pensò che sarebbe stata una buona occasione per lui per riconsiderare la sua idea sulla razza umana.

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    La riunione si tenne a Theramore, un'enclave neutrale sotto la giurisdizione di Jaina Marefiero. L'incontro tra i capi di entrambe le fazioni si svolse senza problemi e i negoziati risultarono soddisfacenti per tutti. Alla fine dell’incontro, mentre il re Varian si stava ritirando, il Martello del Crepuscolo, una setta che promulgava la venuta della fine del mondo, attaccò Theramore costringendo l'Orda e l'Alleanza a difendere la città. Nel tumulto, il leader umano intravide l’assassina mezz’orchessa Garona e giunse subito alla conclusione che era stata inviata da Thrall per porre fine alla sua vita, così come il Consiglio delle ombre di Gul'dan in passato aveva fatto con suo padre Re Llane Wrynn. Dopo la battaglia, il leader umano incolpò l’Orda dell’attacco mentre Garrosh accusò l'Alleanza dato che Theramore era sotto il loro controllo. L'unico vero danno causato dall'attacco fu quello di seminare nuovamente il seme del risentimento e della sfiducia tra le due fazioni.

    Continuate a seguirci per leggere la seconda parte della storia di Garrosh Malogrido.
  • Gli esseri umani sono riusciti a creare e mantenere sette regni nel momento della loro massima espansione. Non è passato molto tempo da quei giorni ma già sembra che sia trascorsa un'eternità. Oggi di tutti quei regni ne restano solo due, se si conta anche Dalaran. Tuttavia, non tutto è perduto per l'umanità perché c'è ancora chi coltiva la speranza di recuperare quei regni, facendo legittimo ricorso ai lignaggi.

    Recentemente la nazione di Gilneas è stata distrutta dall'attacco chimico della regina banshee Sylvanas. Tuttavia, molti dei suoi abitanti sono riusciti a fuggire e sono entrati nell'Alleanza, con il loro re. Greymane è ancora vivo, ma è già avanti con gli anni e il suo erede è stato ucciso. Nonostante ciò, ci sono ancora persone che potrebbero legittimamente rivendicare il trono. Non a caso, Varian Wrynn ha mostrato interesse a recuperare quel regno per l'umanità. Dalaran, invece, come verrà spiegato tra poco, ha la particolarità di non avere una monarchia. Questo fa sì che a guidare la città galleggiante dei maghi possano essere molte persone. Quanto a Roccavento non c'è molto da dire, visto che il regno è ancora in piedi e ha un erede al trono, il principe Anduin Llane Wrynn, che è stato protagonista suo malgrado di alcuni eventi avvenuti di recente a Pandaria. Il regno di Kul'tiras, al contrario, è circondato dal mistero. Non può dire di avere un re come la maggior parte degli stati umani, dal momento che Daelin Marefiero era conosciuto come "ammiraglio Marefiero" e non come "re Daelin". Visto che il regno è particolarmente orgoglioso della sua flotta, l'ipotesi potrebbe essere vera. Ma ora Daelin è morto, così Tandred, l'altro suo figlio, ne è diventato l'erede. Kul'tiras, attualmente assediata dai naga, potrebbe essere restaurata da Jaina e dal fratello. Questa nazione sarebbe l'unica, delle sette originali, a non essere mai stata distrutta.

    Stromgarde è perduta quasi quanto Alterac. L'Alleanza ha cercato invano di recuperare la città, mentre il grosso del suo esercito combatteva su campi di battaglia lontani, cercando di salvare il mondo da grandi nemici. Recentemente, i non-morti hanno riportato in vita Galen Cacciatroll. Sylvanas sperava di ottenere da lui il diritto di prendere la città e con essa tutta Arathi. L'Alleanza ha, da parte sua, Danath Cacciatroll, che è il candidato favorito per ripristinare la città e restituirlo all'Alleanza. Infine, di tutti i sette regni originali, Lordaeron è la nazione con meno probabilità di tornare sotto il dominio umano. Senza discutere se i non-morti abbiano davvero il diritto di rivendicare il regno, c'è ancora una possibilità di ripristinare la monarchia sul territorio. Arthas e Terenas II, entrambi discendenti di Menethil, sono morti. Ma Terenas ebbe due figli, Arthas e Calia. Che si tratti di un'umana o di una non morta, quest'ultima potrebbe essere la chiave per il futuro di Lordaeron. Anche se si ignora il suo destino e il luogo in cui si trova ora, la ragazza rappresenta sicuramente un pericolo per la regina banshe.

    La città galleggiante di Dalaran è governata in modo diverso dagli altri regni umani con la fazione dei KirinTor, che sono sempre stati guidati da un Consiglio di sei maghi le cui abilità magiche spiccano sopra quelle di tutti gli altri. La funzione di questo organo è quella di mantenere l'ordine, non solo nel dominio della città-stato, ma tra i maghi di tutto il mondo, anche se si trovano in luoghi lontani. Prova di ciò è la volontà del Consiglio di tenere d'occhio prima Medivh e poi Jaina Marefiero, che è attualmente il leader dei Kirin Tor. Questi membri mantengono segreta la propria identità. Il poco che si può dire è che Kel'Thuzad e Krasus facevano parte dello stesso Consiglio che esisteva in quel momento. A proposito di Kael'thas, una voce lo aveva classificato come "uno dei sei". Naturalmente, Antonidas era uno di loro, la differenza è che le persone comuni lo sapevano. Ma in questo caso, trattandosi di un re umano, poteva fare quello che voleva. Si potrebbe dire che rappresentava la "parte visibile" del Consiglio, che si riuniva con gli altri leader umani o elfi. Jaina Marefiero non è un caso molto diverso. Non si è auto-nominata capo dei Kirin Tor, qualcuno l'ha messa in quella posizione. Forse sarebbe più corretto dire che le è stato permesso di occupare tale carica. La differenza sta nel contesto completamente diverso da quello dei tempi di Antonidas. Dalaran ora è stata divisa in due parti e si presume che entrambe abbiano la loro rappresentanza in seno al Consiglio, rimasto attivo. Nonostante ciò, l'autorità di Jaina sulla città è assoluta, come indicano le ultime decisioni prese dalla maga, per esempio in merito all'espulsione di gruppo di elfi alti colpevoli di aver tradito la tradizionale neutralità di Dalaran. Questi, poi riunitosi nella fazione Furia dei Predatori del Sole, abitavano in città quasi dalla sua fondazione come gli umani. La maga non si è mai consultata con il Consiglio, che molto probabilmente non si è neanche riunito. Dal momento che Jaina Marefiero rimarrà a capo del Kirin Tor a lungo, si può solo sperare che quest'ultimo renda nota la sua esistenza e dimostri la propria autorità sulla città e il suo leader.

    E arriviamo finalmente al regno di Alterac. Il problema è che non dispone di un successore legittimo. Durante la seconda guerra, il tradimento fatto dal suo re ai danni dell'Alleanza gli costò la corona. Una volta vinta la guerra, Terenas Menethil II tentò di raggiungere un accordo con il resto dei regni umani per consegnare la corona a terzi, in modo che nessuno potesse annettersi Alterac e crescere in potenza. Questa "terza parte" si è rivelata essere né più né meno che Alamorte sotto mentite spoglie. Scoperto e sconfitto, non tentò di nuovo un colpo simile, forse per mancanza di tempo, perché la Terza Guerra apparve all'orizzonte. Attualmente non c'è nessuno che possa rivendicare il regno. Va detto, che nel contesto attuale, nessuno avrebbe osato farlo visto che le montagne di Alterac sono circondate dai territori dei non morti. Il regno non è riuscito a resistere a lungo e, ora come ora, sarebbe impossibile ricostruirlo e ripopolarlo senza passare prima attraverso Colletorto. Senza Alterac e con la distruzione di Theramore, il numero totale dei regni umani che è possibile raggiungere per il momento rimane fermo a sei.
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    Khadgar, il cui nome in nanico significa fede, probabilmente è il più grande mago umano vivente. Forse solo Jaina Marefiero potrebbe reggere il confronto con questo eroe dell’Alleanza che guidò la spedizione oltre il Portale Oscuro per respingere definitivamente la minaccia orchesca.

    All'età di 17 anni, il Kirin Tor decise di inviarlo come apprendista dal grande mago e stregone Medivh, per fargli completare l'addestramento e permettergli di sfruttare completamente il suo incredibile potenziale. Arrivato a Karazhan, Khadgar ebbe l'impressione che il potente mago fosse eccentrico e distratto, forse anche un po' folle. Il rispetto per Medivh in ogni caso crebbe con il tempo man mano che l’apprendista studiava il lavoro del suo maestro e scopriva i segreti della torre, custode di mille segreti e di misteriose apparizioni che sembravano riguardarlo in prima persona. Presto l’eccentricità di Medivh divenne sempre più evidente fino a rasentare la follia. La preoccupazione di Khadgar aumentava giorno dopo giorno, alimentata dai frequenti viaggi del proprio maestro verso la palude vicina e gli orchi che ci abitavano tra i quali citiamo Garona, una mezzosangue che Medivh definiva un'ambasciatrice nonostante le sue evidenti abilità da assassina. La situazione non migliorò quando Khadgar scoprì che il mago non era altri che il leggendario Guardiano di Tirisfal. Un'ombra era sempre presente sul suo maestro, flebile eppure persistente. Alla fine Medivh, con grande orrore di Khadgar, si rivelò essere colui che aveva aperto il Portale Oscuro e permesso l’invasione degli orchi tradendo l’umanità e Azeroth, nonché il proprio ruolo di Guardiano.

    Khadgar, sconvolto, tornò a Roccavento per informare Re Llane Wrynn del tradimento del mago, cosa che da tempo il sovrano sospettava insieme ad Anduin Lothar. Prendendo una difficile decisione, Re Wrynn inviò un manipolo di soldati guidati dal paladino e dall’apprendista a Karazhan, per fermare l’uomo che un tempo era uno dei loro amici più fidati. Arrivati alla torre, dopo aver superato illusioni e trucchi mentali, la situazione si rivelò peggiore del previsto. La terra tremò quando l’avatar di Sargeras prese completamente possesso del corpo di Medivh dopo aver aspettato decenni tirando i fili nell’ombra per permettere l’invasione del mondo che già una volta lo aveva respinto. Mentre i soldati combattevano per farsi strada fra la magia distruttiva del Guardiano corrotto, Khadgar scagliò un incantesimo verso il suo maestro. L’incantesimo non ebbe alcun effetto su Medivh, se non quello di provocare una maledizione su Khadgar stesso che lo fece invecchiare rapidamente e rendendolo molto più anziano e debole dei suoi effettivi 20 anni. Dopo un terribile combattimento, Lothar riuscì a uccidere Medivh ma l’invasione dell’Orda non terminò con la morte del Guardiano. Dopo numerose vittorie, gli orchi riuscirono a cingere d’assedio la stessa Roccavento che cadde nel caos causato dall’assassinio di Re Llane Wrynn da parte di Garona.



    Khadgar e Lothar fuggirono verso nord, mentre la Prima Guerra finiva a svantaggio dell’umanità. Il contrattacco però era imminente. Alla fine la nuova Alleanza riuscì a sconfiggere l’Orda e recuperare gran parte del resto del continente, anche se con il sacrificio di molti, fra i quali lo stesso Anduin Lothar. Nonostante la sua fragilità fisica, lo stesso Khadgar si era impegnato in prima persona per sconfiggere l’Orda. Il mago decise di vegliare sul Portale Oscuro dopo averlo chiuso, costruendo una fortezza nelle Terre Devastate. Purtroppo la seconda invasione era imminente e il Portale si riaprì, lasciando passare di nuovo gli orchi che questa volta avevano una missione ben precisa. Khadgar, divenuto Arcimago di Dalaran, prese l'iniziativa e attraversò il portale con una spedizione al suo seguito per stroncare sul nascere la nuova minaccia e recuperare gli artefatti magici che Ner’Zhul tanto agognava, prima che potessero diventare una minaccia nelle sue mani.

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    Il più potente fra questi, il Teschio di Gul’dan, si scoprì essere in mano a un nemico estraneo a Draenor, ma ben conosciuto su Azeroth: Alamorte. Arrivato su quel pianeta poco dopo l’apertura del Portale, Alamorte pianificava di dominare quel mondo in modo da poter poi tornare su Azeroth con un potere sufficiente a dominarlo. Khadgar, deciso a recuperare il Teschio, affrontò l’Aspetto della Morte insieme ai Gruul i quali da tempo combattevano i draghi neri che avevano invaso il loro territorio. Anche se l'Arcimago non era in grado di ferire direttamente il drago, concentrò i suoi incantesimi sulle piastre di metallo che trattenevano i magma e i fuochi d’odio che uscivano dalle sue ferite sempre aperte. Preso alla sprovvista, il grande dragone nero si ritirò. Nonostante tutti i suoi sforzi, Khadgar non riuscì a impedire a Ner’zhul l’apertura di numerosi portali che cominciarono a distruggere Draenor. Riuscì invece a chiudere, grazie al Teschio e al Libro di Medivh, il Portale verso Azeroth, salvandolo dal contraccolpo della distruzione di Draenor.

    Per anni non si seppe più nulla della spedizione dell’Alleanza, fino alla terza apertura del Portale Oscuro che permise una nuova invasione, questa volta non di orchi ma direttamente di demoni della Legione Infuocata. Respinta sul nascere questa invasione, Orda e Alleanza viaggiarono verso quelle che ora sono le Terre Esterne, scoprendo che la spedizione era sopravvissuta alla catastrofe e che aveva continuato a cercare di respingere la Legione grazie ai Naaru, richiamati da una richiesta d'aiuto di un Khadgar. Grazie a loro e agli eroi arrivati da Azeroth, anche questa minaccia venne respinta, salvando ancora una volta il pianeta dalla furia di Sargeras. Khadgar, ora in grado di viaggiare fra i due mondi, diventò uno degli Arcimaghi del Concilio dei Sei del Kirin Tor. Fu proprio lui a convincere gli altri, supportato da una profezia, ad eleggere come loro capo Jaina Marefiero al posto del defunto Rhonin. Il mago, ora solo quarantenne nonostante il suo aspetto venerando, preferì restare nelle Terre Esterne a vegliare sul Grande Vuoto e i suoi demoni sempre in agguato.

    Un nuovo pericolo ora è all'orizzonte. Khadgar ha notato una nuova interferenza e una strana attività del Portale ed è tornato su Azeroth per avvertire tutti del pericolo incombente. Molti si aspettano un'altra invasione, ma nessuno può prevedere ciò che uscirà dal Portale Oscuro.
  • Magna Aegwynn, matriarca delle Radure di Tirisfal, porta dentro di sé la colpa - segreta - del male apparso sul mondo di Azeroth. L'Ordine di Tirisfal venne creato originariamente dagli Alti Elfi per proteggere il mondo dalle ombre della corruzione demoniaca imposta sulla magia, nella speranza di non riprodurre la follia dei loro antenati. L'Ordine incanalò il proprio potere in alcuni esseri dotati di una potenza magica superiore e di una notevole longevità, che presero il nome di Guardiani. Quando anche gli umani iniziarono ad apprendere la magia, l'Ordine li accettò tra i suoi ranghi, fino a quel momento riservati alla razza elfica. Il segreto veniva condiviso soltanto con i più potenti maghi.

    Con il passare del tempo, i Guardiani somigliarono sempre più a marionette dirette dall'Ordine, ma quando Aegwynn divenne Guardiana rifiutò di farsi manipolare. Rimase focalizzata sull'obiettivo originario dell'Ordine – combattere le potenze demoniache di Azeroth. Aegwynn lottò contro i poteri della Distorsione Fatua per mille anni e alla fine affrontò lo stesso Sargeras, venuto su Azeroth sotto forma di avatar per distruggere i draghi e ottenere i loro poteri. Con l'aiuto dei cosiddetti Dragoni, e soprattutto dei quattro Aspetti, Aegwynn sconfisse il Signore della Legione Infuocata, rinchiudendo la sua incarnazione fisica in quella che divenne poi la tomba di Sargeras. Così prigioniero, il titano non avrebbe mai potuto riconquistare i suoi poteri utilizzando la Distorsione. Purtroppo, era successo qualcos'altro di cui la maga era completamente all'oscuro. Anche se potentissima, Aegwynn rimaneva sempre mortale e sapeva bene che un giorno avrebbe dovuto cedere i propri poteri ad un altro Guardiano, se non voleva che i demoni regnassero incontrastati su tutta Azeroth. Decisa a prendere tra le mani il proprio destino, scelse di sedurre Nielas Aran, un potente arcimago dei Kirin Tor, al solo scopo di generare un erede. «Sono più vecchia di molte dinastie e ho dimenticato i miei capricci di ragazza dopo il primo secolo di vita. Sapevo perfettamente cosa stavo facendo entrando nel tuo letto ieri sera». Sono queste le esatte parole con cui Aegwynn rivelò al suo amante i propri intenti il giorno dopo, spezzandogli il cuore.

    Nell'autunno di quello stesso anno, nacque Medivh, il cui nome vuol dire "custode dei segreti" in lingua elfica. Con i suoi poteri, Aegwynn seppellì in profondità nel corpo del figlio la conoscenza di Tirisfal, che si sarebbe manifestata solo al raggiungimento dell'età adulta. Tuttavia, una volta arrivato il momento fatidico, il potere di Tirisfal si rivelò troppo grande perché Medivh fosse in grado di incanalarlo. La sovrabbondanza di energia magica uccise Nielas, a cui era stato affidato, e precipitò il ragazzo in coma. Al suo risveglio, avvenuto soltanto vent'anni dopo, il figlio della maga rassicurò il clero della Contea del Nord di avere pieno possesso e controllo dei suoi poteri, ma Aegwynn aveva dei sospetti. I suoi timori vennero confermati quando scoprì con orrore che Medivh aveva fatto un patto con la Legione Infuocata, dando l'opportunità agli orchi di arrivare su Azeroth. Aegwynn si confrontò apertamente con il figlio, sperando di ricondurlo sulla retta via e portarlo ad abbracciare la causa dei Guardiani, a cui era destinato dalla nascita. Di certo non si aspettava un rifiuto.

    La madre tentò di affrontarlo, ma avendo abbandonato la maggior parte dei suoi poteri da molti anni, non riuscì a sconfiggerlo. Fu in questo momento che Medivh le rivelò tutta la verità. Prima che il suo avatar perisse in battaglia, Sargeras aveva seppellito l'essenza del suo spirito nel corpo di Aegwynn, rimanendo sopito dentro di lei come una terribile malattia in attesa di scatenarsi nel momento esatto in cui avesse generato un figlio. Il titano oscuro intervenne nel concepimento di Medivh così, quando il potere dì Tirisfal si manifestò in lui, l'eredità demoniaca prese il sopravvento. Curiosamente incapace di ucciderla, Medivh preferì assorbire i poteri rimanenti della madre e ciò permise alla donna di fuggire. In un disperato tentativo di informare il mondo della corruzione del figlio, Aegwynn chiese di essere ricevuta da Re Llane. Quest'ultimo ascoltò attentamente quello che aveva da dire quando seppe che il figlio della potente Guardiana era il leader segreto degli orchi e avrebbe dovuto affrontarlo in un giorno non troppo lontano. Aegwynn, dopo aver fatto tutto quanto in suo potere per rimediare all'errore passato, rimase una testimone passiva degli eventi che seguirono.

    Anche se Medivh aveva rimosso la maggior parte dei suoi poteri, la maga poteva ancora ritardare l'invecchiamento. Cercando di usare la poca magia rimasta in suo possesso, Aegwynn riuscì a teletrasportarsi a Kalimdor. Si costruì un piccolo cottage vicino Ratchet, con un grazioso giardino, dove si preparava a passare in solitudine i giorni che le restavano. Almeno questo volle far credere a tutti ma, in realtà, il potere rimastole le permetteva ancora di proteggere se stessa e di divinare. Fu così che vide morire il figlio, Manonera e Gul'dan. Quando ciò avvenne, Aegwynn mise in atto un piano per riportare in vita Medivh. Avrebbe dovuto utilizzare tutto il potere che ancora le scorreva nelle vene, fino all'ultima goccia, per resuscitare l'Ultimo Guardiano. Nel completare il processo impiegò un ventennio, rischiando di rimanere uccisa nel tentativo, ma ebbe successo alla fine. Medivh, tornato in forma di spirito, evitò la distruzione dell'Albero del Mondo, portando umani, orchi ed elfi della notte a cooperare. Questo segnò la sconfitta definitiva del demone Archimonde. Assolto il suo compito, l'Ultimo Guardiano scomparve di nuovo, lasciando la madre ancora una volta da sola.

    La pacifica vita di Aegwynn venne interrotta nuovamente, quando Jaina Marefiero fece la sua comparsa in casa della maga. Aegwynn aiutò la ragazza ad individuare un branco di Sauri del Tuono, rimanendo sconvolta dal modo di fare della giovane che continuava a chiamarla con il titolo di "Magna" tanto da arrivare a rimproverla: «E smettila di chiamarmi 'Magna'. Quello era un altro tempo e un altro luogo, e comunque non sono più quella donna». Poco dopo l'arrivo di Jaina, Aegwynn e la maga rimasero intrappolate in casa per via di una vecchia conoscenza della ex-Guardiana: si trattava del demone Zmodlor, sconfitto tempo addietro e rispedito nella Distorsione Fatua. Dopo una fuga tempestiva, con l'aiuto del colonnello Lorena le due maghe scoprirono che il demone stava cercando di provocare una guerra tra Theramore e Durotar. Il trio affrontò il demone, ma durante la battaglia Jaina venne incapacitata dagli stregoni. In un disperato tentativo di fare il suo ultimo lavoro da Guardiana, Aegwynn salvò Jaina attingendo alla sua stessa forza vitale, l'ultima fonte di potere magico rimastole. Contro ogni previsione, la vecchia maga riuscì ancora una volta a sopravvivere. Sotto nome fittizio, Aegwynn divenne la nuova ciambellana di Jaina e sua consigliera di fiducia. Durante il suo periodo a Theramore, la guardiana aiutò Jaina a recuperare i ricordi perduti del Re Varian e diede una mano all'elfa del sangue Valeera Sanguinar a controllare la sua dipendenza dalla magia.

    Negli eventi che seguirono, la Guardiana scoprì che Med'an, il figlio della mezz'orchessa Garona, aveva una sorprendente somiglianza con Medivh. Inoltre, anche questo ragazzino sembrava possedere una potente aura, come l'Ultimo Guardiano, da cui gli derivò il soprannome di "Faro del potere". L'unica conclusione logica secondo Aegwynn era che il bambino non era altri che suo nipote. Con questa consapevolezza, la Guardiana tornò a sperare e vide nel bambino una possibilità di redenzione, per correggere gli errori che aveva commesso con Medivh. Aegwynn riflettè a lungo se rivelare o meno a Med'an cosa lo legava all'Ultimo Guardiano, ma decise che alla fine era un desiderio prettamente egoistico dire al ragazzino che in realtà era suo nipote. La sua arroganza in passato aveva rischiato di portare alla distruzione di tutta Azeroth, perciò era meglio pensare prima al bene di Med'an. Aegwynn era convinta che se tutti avessero saputo di chi era figlio, le persone sarebbero state sospettose nei confronti del nipote, rischiando così di sprecare il potenziale del ragazzino e rovinare il suo futuro come Guardiano.

    Aegwynn è stata una dei membri fondatori del Nuovo Concilio di Tirisfal, sorto poco dopo queste vicende, assieme all'arcidruido Hamuul Totem Runico, alla maga Jaina Marefiero, al druido Broll Orsomanto, a Maraad e a Med'an, che ne divenne il Guardiano. La maga millenaria morì nella battaglia contro Cho'gall, sacrificando la propria vita per conferire al nipote i poteri necessari per sconfiggere l'ogre. La tomba della Guardiana si trova vicino al luogo di sepoltura di Medivh, sotto Karazhan.
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