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    «Figlio mio, il giorno in cui sei nato le stesse foreste di Lordaeron sussurrarono il nome "Arthas". Ti ho osservato con orgoglio crescere e trasformarti in un'arma in difesa della rettitudine. Ricorda, la nostra dinastia ha sempre governato con forza e saggezza, e sono certo che eserciterai questo tuo grande potere con moderazione. Ma la vittoria più genuina, figliolo, consiste nel toccare il cuore del tuo popolo. Ti dico tutto questo perché, quando i miei giorni finiranno, tu sarai re».
    — Re Terenas Menethil II al figlio Arthas

    Unico figlio maschio di Re Terenas Menethil II, Arthas era destinato ad ereditare la corona del padre e a diventare il sovrano di Lordaeron, uno dei più grandi regni umani di tutta Azeroth; ma le forze dell'Oscurità si muovevano nascoste e avevano altri piani per il giovane Principe.

    La Seconda Guerra era scoppiata quando il principe era ancora un bambino. Non molto tempo prima, i superstiti del lontano regno di Roccavento avevano raggiunto il territorio di Lordaeron, in fuga dagli Orchi che stavano cercando di conquistare la loro capitale. Alla corte di Re Terenas aveva trovato rifugio il Principe Varian, con cui Arthas strinse amicizia.

    Ed era ancora un ragazzino anche quando incontrò per la prima volta Jaina Marefiero, una giovane di nobile famiglia, che trascorse qualche giorno nel palazzo, prima di continuare il suo cammino verso Dalaran. I due diventarono subito amici e in un futuro non molto lontano questa amicizia sarebbe diventata qualcosa di più forte.
    Nella sua giovinezza, Arthas perse una creatura che amava infinitamente, Invincibile, il suo cavallo. L'animale era stato ferito a morte per colpa sua e il Principe fu costretto a porre fine alla sua esistenza. Questa perdita, insieme alla guerra contro gli Orchi, fecero sì che Arthas si interessasse profondamente al suo regno e soprattutto ai suoi abitanti. Il desiderio di proteggerli avrebbe presto raggiunto l’eccesso, divenendo beffardamente la causa della loro e della sua rovina.

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    Ad Arthas fu affidato il compito di indagare su una piaga che si stava diffondendo in tutta Lordaeron. L'ipotesi iniziale era che un potente negromante avesse orchestrato tutto. Le tracce rinvenute lo condussero fino ad Andorhal, uno dei centri più importanti per la distribuzione di grano nel regno. Al suo arrivo la città era già stata rasa al suolo e il grano, presumibilmente infetto, inviato verso altre destinazioni.

    Arthas si diresse quindi a Valsalda, non lontano da Andorhal; lì, il mistero della piaga venne svelato. Il grano infetto non aveva l'obiettivo di uccidere gli umani, ma la sua funzione era sempre stata quella di convertirli in non-morti. Tutti i villaggi vicini caddero e Arthas fu circondato. Jaina accorse in aiuto giusto in tempo insieme ad Uther, l’Araldo della Luce mentore di Arthas. Successivamente, con l'appoggio di un reggimento di cavalleria, si recarono alla città di Stratholme.

    Ben consapevole di ciò che stava succedendo, Arthas prese una decisione drastica: avrebbe ucciso tutti gli abitanti della città prima che divenissero abomini non-morti.
    Jaina e Uther cercarono di fermarlo davanti alle porte della città, senza successo. Totalmente contrari alla decisione del Principe, gli volsero le spalle, forse nel momento più cruciale della sua vita.

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    La situazione di Stratholme si rivelò una crudele trappola, apparentemente orchestrata dal Nathrezim Mal'ganis, uno dei potenti Signori del Terrore della Legione Infuocata; Mal'ganis riuscì a sfuggire alla furia di Arthas all'ultimo momento, non prima di aver rinnovato la sfida al Principe, questa volta nelle lontane terre di Nordania. Facendo leva sul suo rango di Principe, il giovane raccolse frettolosamente una flotta e partì per il continente ghiacciato. Anche se era stato lasciato solo, Arthas sentiva il dovere di proteggere gli abitanti di Lordaeron a qualsiasi prezzo. Il Signore del Terrore lo aveva però condotto nel luogo in cui era più potente. Arthas finì per riporre completamente le sue speranze nella misteriosa spada runica Gelidanima, di cui aveva sentito parlare dall'amico Nano Muradin Barbabronzea incontrato sulle coste di Nordania. La lama fu trovata, ma ottenerla costò un caro prezzo. Mal'ganis fu infine sconfitto grazie proprio a Gelidanima, ma altre menti stavano pilotando il destino di Arthas. La lama runica conservava l'essenza e la volontà del Re dei Lich Ner'zhul, che inesorabilmente piegò e dominò lo spirito del Principe, portandolo alla follia e alla dannazione.

    Con Gelidanima stretta in pugno, Arthas finse un trionfale ritorno nella capitale di Lordaeron, acclamato per le sue gesta contro Mal'ganis e per aver apparentemente bloccato la piaga del Flagello. Sotto l'influenza dei sussurri della spada runica, senza opporre resistenza, assassinò suo padre Re Terenas, e poi fuggì.

    Il Nathrezim Tichondrius, un altro alfiere della Legione, ordinò ad Arthas di resuscitare Kel'Thuzad, il mago rinnegato e traditore ucciso proprio da Arthas durante la liberazione di Andorhal. Il Principe, burattino nelle mani dei Demoni, prima rubò un'urna speciale per contenere i resti del caduto, arrivando a uccidere Uther per entrarne in possesso. Poi raggiunse il Pozzo Solare a Quel'Thalas, eliminando ogni resistenza e completando quindi il rituale di evocazione del negromante.
    Ora, nei piani dei Demoni, non restava che mettere le mani sull'antico Libro di Medivh, custodito a Dalaran, così che la potente magia in esso custodita, manipolata da Kel'Thuzad, potesse aprire un portale per il passaggio della Legione Infuocata, preludio all'invasione totale di Azeroth.

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    I maghi cercarono di opporsi con i loro incantesimi, ma il Flagello era inarrestabile. Lo spirito di Ner'zhul avrebbe supportato in seguito Arthas a liberarsi dal controllo della Legione, parlandogli delle reali intenzioni dei Demoni.
    Tempo dopo il Re dei Lich ordinò al suo campione di tornare a Nordania con urgenza. Arthas obbedì, presto rendendosi conto che avrebbe dovuto affrontare una situazione molto difficile. Un enorme esercito avanzava senza incontrare resistenza verso la Cittadella della Corona di Ghiaccio, dominio e dimora del Re dei Lich. Arthas era da poco sbarcato sulla costa di Nordania, non sarebbe arrivato mai in tempo.

    Giunse però in suo aiuto Anub'arak, signore dei Nerubiani, inviato proprio da Ner'zhul; c'erano altre vie per muoversi più velocemente, e anche se pericolose non c’era altra scelta se non quella di passare attraverso l'antico regno sotterraneo nerubiano. Lo sforzo venne ripagato. Arthas giunse alla Cittadella proprio mentre il Cacciatore di Demoni rinnegato Illidan e le sue forze d'assalto stavano per raggiungere la fortezza del Re dei Lich, intenzionati a distruggerla una volta per tutte, insieme all'oscuro potere che custodiva.

    Uno scontro epico si consumò ai piedi della Cittadella della Corona di Ghiaccio. Arthas, sfruttando i poteri infusi da Ner'zhul, fu in grado di danneggiare seriamente il suo avversario. Messi in fuga gli assedianti Arthas si diresse alla sommità della Cittadella. Là, intrappolato eternamente nella sua prigione di ghiaccio lo attendeva il Re dei Lich. Arthas lo liberò con un fendente di Gelidanima, quindi raccolse il suo elmo e lo indossò, fondendosi in quel momento corpo e mente con i resti del potente negromante. Per anni e anni rimasero così, immobili e silenziosi, meditando.



    Quando si risvegliò, Arthas era definitivamente perduto. Per eliminare ogni fonte di umanità che avrebbe potuto indebolirlo, si tolse il suo stesso cuore; decise anche di ricostruire il suo esercito di non-morti. Successivamente Arthas lanciò una nuova piaga su Kalimdor e sui Regni Orientali, ma questa volta le razze di Azeroth non si fecero cogliere impreparate.

    I leader dell'Alleanza e dell'Orda decisero che non avrebbero più tollerato altri attacchi e salparono alla volta di Nordania. La spedizione congiunta diede vita a due diversi attacchi contro la roccaforte del Re dei Lich alla Cittadella della Corona di Ghiaccio. Dopo una lunga serie di offensive infruttuose, una parte delle truppe comandate dal valoroso Tirion Fordring resistette e riuscì a penetrare nella cittadella. Giunti al cospetto del Re dei Lich, Tirion tentò invano di attaccarlo, ma venne immobilizzato e reso inoffensivo. Contemporaneamente Arthas ingaggiò gli altri eroi, che furono tutti sconfitti ad eccezione di Darion Mograine, protetto dalla magia che lo stesso Re dei Lich gli aveva insegnato e infuso. Il prode Tirion, non ancora rassegnato, invocò l'aiuto della Luce, riuscendo a liberarsi dal ghiaccio che lo imprigionava.

    Brandì con ferocia la sua potente lama Brandicenere e con un fendente spezzò Gelidanima. Mai nessuna lama o nessun mortale aveva potuto tanto. Gli spiriti imprigionati nella spada runica furono liberati; tra loro c’era lo spirito di Re Terenas, padre di Arthas, che riportò in vita i campioni periti nello scontro. Questi tornarono a combattere valorosamente e, insieme a Tirion e Mograine, sconfissero il Re dei Lich.


    Tuttavia, ora che il Re dei Lich era morto, serviva qualcuno che si ponesse a capo delle forze del Flagello, per poterlo controllare e mantenere inoffensivo. Si fece avanti il valoroso Bolvar Domadraghi, una delle vittime del massacro avvenuto davanti al Cancello dell'Ira della Cittadella. Tirion, non senza apprensione e dolore, pose sul capo del suo compagno l'elmo che fu di Arthas. Bolvar era il nuovo Re dei Lich e così iniziò la sua veglia eterna sul Flagello.
    Dando l'addio al mondo dei vivi, chiese solo...di essere dimenticato.

    «Nessun Re governa per sempre, figlio mio».
    Lo spirito di re Terenas ad Arthas morente


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26 commenti   12
  • Xermas18 02 aprile 2016, 18:13 Xermas18
    Messaggi: 13

    Iscritto il: 22 marzo 2016, 20:04
    #25
    perchè non fanno la carta PERCHè ??? 0
  • BigBoss 02 aprile 2016, 18:19 BigBoss
    Messaggi: 2227

    Iscritto il: 30 gennaio 2016, 12:06
    #26
    Probabilmente se lo conservano come skin del DK, quando i tempi saranno abbastanza maturi per inserirlo, il che richiede che almeno un altro paio di meccaniche diventino core del gioco, quindi non prima di un altro annetto. 0
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