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    Il racconto del Bardo continua: Marin la Volpe è alla ricerca di un favoloso tesoro ma dovrà superare molti pericoli per impadronirsene. Il primo ostacolo è uno strano gruppo di Coboldi.

    Se non lo hai già fatto leggi la prima parte.

    Daxxarri ha scritto

    Coboldi & Catacombe - Furba è la Volpe, parte 2

    11/22/2017

     

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    Avevamo lasciato Marin, il nostro intrepido eroe, in una situazione alquanto difficile: bloccato su un ponte pericolante sopra un profondo crepaccio con la strada bloccata da Coboldi ostili e un sentore di magia nell'aria!"

    Il Bardo iniziò a pizzicare le corde del suo liuto, cavandone una melodia rapida e inquietante che faceva presagire grandi pericoli. "Il re dei Coboldi voleva un golem e i suoi servitori obbedirono. Mentre la cera colava dalle gialle candele sulle loro teste, iniziarono a cantare..."

     

     

     

     

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    InBlog_HS_KoboldIllusionist_LW_250x320.pngCon un perfido sorriso, Re Cobaldo guardava i suoi Ceromanti lanciare l'incantesimo. La cera bollente si riversava dalle candele senza però che queste si consumassero; colando apparentemente senza fine, la sostanza strisciava a terra per poi riunirsi in una pozza in modo innaturale. Marin guardava con preoccupazione crescente la cera che assumeva una forma umanoide più alta di lui di una buona testa. Infine, comparve qualcosa di simile a un volto, con due stoppini al posto degli occhi che fissavano Marin. Il golem mosse un passo sul ponte.

    "Un golem di cera. Naturalmente. Cos'altro potevo aspettarmi dai Coboldi?" mormorò Marin.

     

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    Re Cobaldo gongolava di gioia. "Tu no prendere questa candela, stupido avventuriero!"

    Le vecchie funi scricchiolarono come cardini arrugginiti mentre il ponte si piegava sotto il peso del golem. Marin giurò di aver sentito un rumore come di strappo. Arretrò mentre il golem avanzava. Non riusciva a credere che i Coboldi avessero escogitato un incantesimo simile! Ma non aveva tempo per rimuginare sul loro ingegno: doveva liberarsi del golem rapidamente. Il ponte cigolava e sobbalzava a ogni passo della mostruosità di cera.

    Marin sfoderò la spada mentre il golem incombeva su di lui, menando fendenti. Quando la mostruosità si fece a tiro, la lama attraversò la cera senza sforzo, ma la ferita si richiuse quasi immediatamente. I Coboldi lanciarono uno sguaiato grido di gioia.

    InBlog_HS_WaxGolem_LW_250x362.pngL'enorme golem di cera tentò di afferrare Marin con le sue grosse mani. L'avventuriero evitò facilmente la presa perché il mostro era goffo e lento. Ma era anche inarrestabile. Marin gli inferse una dozzina di ferite, ma il golem continuava ad avanzare, le fiamme al posto degli occhi che brillavano nell'oscurità.

    Aveva degli occhi! Questo diede a Marin un'idea. Attese per un battito di cuore e lasciò che il golem si avvicinasse. Quando allargò le braccia per afferrarlo, Marin si raggomitolò nel suo abbraccio. Dall'altra parte del ponte, i Coboldi gridavano, pensando che lo sciocco avventuriero avesse commesso un fatale errore.

    Se il golem era in grado di aspettarsi qualcosa, di certo non si aspettava questo. Le grosse braccia circondarono l'avventuriero. Così vicino al mostro, Marin poteva sentire il suo calore innaturale. L'odore di cera bruciata era insopportabile. Prima che il golem potesse chiudere le braccia attorno a lui, Marin prese un grosso respiro e soffiò. La fiamma delle candele negli occhi del golem si spense, rilasciando un sottile tentacolo di fumo che saliva dallo stoppino. Il mostro indietreggiò sorpreso e accecato, dimenticando la preda, proprio come Marin sperava. I Coboldi gemettero delusi.

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    Marin approfittò della distrazione per rinfoderare la spada e scivolare oltre il bordo del ponte. Lo stomaco gli si chiuse quando afferrò una corda sfilacciata, lasciandosi dondolare mentre la gola senza fondo sembrava volerlo afferrare per gli stivali. Deglutì e superò il golem che si agitava smanacciando, attento a non farsi pestare le dita. Si issò sul ponte malandato solo dopo aver messo tra lui e il mostro una buona distanza, sospirando di sollievo. Non era lontano dai Coboldi. Fronteggiandoli, sguainò la spada puntandola verso le creature. Era il momento di dire qualcosa di teatrale e intimidatorio!

    "Ehi... Avete sentito?"

    Marin sentì rizzarsi i capelli sulla nuca quando, dalla galleria alle spalle dei Coboldi, provenne uno snervante rumore, come un dissonante insieme di voci. I Coboldi si scambiarono sguardi terrorizzati: l'entusiasmo per il loro campione di cera li aveva distratti, facendo loro dimenticare gli altri pericoli. "Farfugliatori Ferini!" esclamò Re Cobaldo, fuggendo sul ponte e lasciandosi i sudditi alle spalle senza pensarci due volte.

    InBlog_HS_FeralGibberer_LW_250x320.pngI Coboldi fuggirono disordinatamente seguendo il loro re, ignorando l'avventuriero e lanciandosi verso il ponte per fuggire a qualunque fosse la minaccia in arrivo. L'altro capo del ponte era ancora ostruito dal golem accecato, così si accucciarono dietro Marin in cerca di protezione, dimenticando istantaneamente il loro precedente conflitto di fronte a una minaccia più grande.

    Marin roteò gli occhi, cercando di mantenere l'equilibrio mentre i Coboldi sgomitavano dietro di lui. "Siate seri! Non funzionerà, candelabri ambulanti! Il ponte non ci reggerà tutti!"

    Il ponte era d'accordo. Aveva coraggiosamente sopportato il peso di un uomo adulto e un mostro di cera ancora più grande. Aveva anche sostenuto le bravate ginniche di Marin. Ma il peso di un gruppo di Coboldi impazziti, un golem e un eroe era semplicemente troppo. Le corde emisero un lungo, scricchiolante gemito.

    "Reggetevi!" gridò Marin. Gettò la spada cercando qualcosa a cui aggrapparsi, ma era troppo tardi. Le corde sotto il golem cedettero, schioccando come una frusta gigante e tutti, avventuriero, Coboldi e golem, piombarono nella fosca luminescenza bluastra dell'abisso.

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    "Non sono morti." disse il Bardo al pubblico che faceva tanto d'occhi. "Alcuni di voi sembrano molto preoccupati. Volevo solo assicurarvi che sono sopravvissuti. Il fiume non era tanto più in basso, ed era assai profondo." Il Bardo ridacchio. "Chi ammazzerebbe l'eroe a metà della storia?"

    Quindi, spinse con lo stivale il nero calderone di ferro delle mance. "Ciò non significa che le cose andassero bene. Assolutamente. Si stavano facendo... interessanti." disse il Bardo, sorridendo misteriosamente. "Riposerò la voce per un po', ho la gola secca. Ma poi scoprirete cosa intendo."

    Continua nella terza parte.

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